4 Settembre 2006 Parma. Mattina
Branca sapeva però che l’amore per l’oligominerale non poteva giustificare una fine del genere..
Lui Carlos lo conosceva bene…
La spiaggia non gli era mai sembrata così rosa. Le palme, i surfisti, il cuba libre, uno spinello di erba gatta e l’uomo che amava.
“Dovrò tornarmene giù in Honduras Bra” lo raggelò Carlos. “Tortilla sta per avere il nostro secondo raggio di sole”.
“Avevi detto che non avrebbe partorito fino a Novembre Carlito, cos’è tutta questa fretta del cazzo di lasciarmi solo come un povero coglione a P.E. e scappare da quella vecchio puta?”
Carlos prese tempo sorseggiando la sua minerale.
“Non è solo questo.. sai che aspetto un carico importante a giorni a Puerto Lempira”
Le giustificazioni “professionali” addolcirono la gelosia del futuro commissario.
“Vengo con te questa volta Carlito.. portami a vedere questo miracolo”
Il messicano sorrise e bevve un altro sorso d’acqua.
5 Settembre 2000 Puerto Escondido. Prima mattina
Branca non fece in tempo ad aprire la porta che due energumeni lo spinsero a terra e lo riempirono di calci. Tossì un grumo di sangue che covava nei polmoni da tanto tempo che parve contorcersi per un attimo sul pavimento mentre un’ombra lunga e sottile lo inghiottiva. Gli occhi gonfi riuscirono perfettamente a scorgere la nota sagoma.
“Cardinali.. stron..” Un altro calcio in bocca.
“Non mi piace il gioco che stai facendo con Carlito, questa volta te lo do io il congedo.. non temere ci penserò di persona all’affare di Puerto Lempira”
La voce nasale del Cardinali fischiava come vapore dal suo abito scuro, attraverso la sua bocca secca fino alle orecchie spappolate del vessato.
“Ah Branca” disse il commissario C. strattonando il guinzaglio cui era legato un bellissimo bambino messicano “due uomini della vostra età che dormono assieme… capisci.. non è morale. Certe cose proprio non si fanno”.
L’ombra lunga scomparve in una stridula risata. Branca svenne.
4 Settembre 2006 Parma. Sera
Il commissario Branca fumava nervosamente e guardava spesso il cielo fuori dalla finestra mentre il foglio sulla sua macchina da scrivere rimaneva mezzo vuoto.
Pianini gli si accostò e gli mise un panno sulle spalle, con dolcezza, dopo avergli porto una tazza di the.
“Un blocco amore?”
“Il passato caro. A volte non riesce davvero ad entrare tutto in un foglio. Il passato uccide”.
Almeno aveva trovato un titolo: aprì la finestra e lanciò la sigaretta in strada. Volò per sette piani e si infranse al suolo giusto sotto il lampione un attimo prima che lo stivale di coccodrillo della vecchia Ruspante la spegnesse mentre calpestava quei centimetri di marciapiede dove soleva esercitare la professione. Pioveva.