lunedì 26 febbraio 2007

Il passato uccide, commissario Branca

4 Settembre 2006 Parma. Mattina

Al funerale di Carlos c’erano tutti i vecchi amici della scuola di polizia: Drappelli, Manganazzi, Celerini e Calcinbbocca. Non mancavano nemmeno i parenti messicani della vittima: Tortilla, Gonzales e Perrito. Il passaparola dei sottovoce raccontava di un Carlos distrutto dal bere che aveva passato il segno una volta di troppo.
Branca sapeva però che l’amore per l’oligominerale non poteva giustificare una fine del genere..
Lui Carlos lo conosceva bene…

4 Settembre 2000 Puerto Escondido. Pomeriggio

La spiaggia non gli era mai sembrata così rosa. Le palme, i surfisti, il cuba libre, uno spinello di erba gatta e l’uomo che amava.
“Dovrò tornarmene giù in Honduras Bra” lo raggelò Carlos. “Tortilla sta per avere il nostro secondo raggio di sole”.
“Avevi detto che non avrebbe partorito fino a Novembre Carlito, cos’è tutta questa fretta del cazzo di lasciarmi solo come un povero coglione a P.E. e scappare da quella vecchio puta?”
Carlos prese tempo sorseggiando la sua minerale.
“Non è solo questo.. sai che aspetto un carico importante a giorni a Puerto Lempira”
Le giustificazioni “professionali” addolcirono la gelosia del futuro commissario.
“Vengo con te questa volta Carlito.. portami a vedere questo miracolo”
Il messicano sorrise e bevve un altro sorso d’acqua.

5 Settembre 2000 Puerto Escondido. Prima mattina

Branca non fece in tempo ad aprire la porta che due energumeni lo spinsero a terra e lo riempirono di calci. Tossì un grumo di sangue che covava nei polmoni da tanto tempo che parve contorcersi per un attimo sul pavimento mentre un’ombra lunga e sottile lo inghiottiva. Gli occhi gonfi riuscirono perfettamente a scorgere la nota sagoma.
“Cardinali.. stron..” Un altro calcio in bocca.
“Non mi piace il gioco che stai facendo con Carlito, questa volta te lo do io il congedo.. non temere ci penserò di persona all’affare di Puerto Lempira”
La voce nasale del Cardinali fischiava come vapore dal suo abito scuro, attraverso la sua bocca secca fino alle orecchie spappolate del vessato.
“Ah Branca” disse il commissario C. strattonando il guinzaglio cui era legato un bellissimo bambino messicano “due uomini della vostra età che dormono assieme… capisci.. non è morale. Certe cose proprio non si fanno”.
L’ombra lunga scomparve in una stridula risata. Branca svenne.

4 Settembre 2006 Parma. Sera

Il commissario Branca fumava nervosamente e guardava spesso il cielo fuori dalla finestra mentre il foglio sulla sua macchina da scrivere rimaneva mezzo vuoto.
Pianini gli si accostò e gli mise un panno sulle spalle, con dolcezza, dopo avergli porto una tazza di the.
“Un blocco amore?”
“Il passato caro. A volte non riesce davvero ad entrare tutto in un foglio. Il passato uccide”.
Almeno aveva trovato un titolo: aprì la finestra e lanciò la sigaretta in strada. Volò per sette piani e si infranse al suolo giusto sotto il lampione un attimo prima che lo stivale di coccodrillo della vecchia Ruspante la spegnesse mentre calpestava quei centimetri di marciapiede dove soleva esercitare la professione. Pioveva.

Dio

lunedì 19 febbraio 2007

Acqua in bocca per Branca

3 settembre

Il questore Pianini, arrivato in ufficio di prima mattina, scoreggiò almeno tre volte nel giro di altrettanti minuti ed annusando quell’odore acre di cetriolini sottaceto e sofficini magistralmente biomescolati dai suoi intestini capì che la giornata non prometteva nulla di buono. Anche quel giorno, in cui un eccessivo caldo fuori stagione lo costringeva a portare un set di camice di ricambio nella borsa, il sesto senso del questore non sbagliò. Una telefonata inaspettata: una brutta gatta da pelare, messa lì sul tavolo dalla società idrica. L’acqua era incredibilmente scomparsa dalla città. Con l’ispettore Caccioni in vacanza e il commissario Cardinali ormai dedito al paganesimo, il Pianini non poté far altro che affidare il caso al diligente Branca. Un caso rischioso. Uno di quelli in cui ci si sarebbe anche potuti beccare una pallottola. Servivano nomi in codice, un linguaggio segreto ed un paio di sbirri dalla pistola veloce pronti ad assecondare il commissario, che, da buon credente, aborriva l’uso della violenza e degli armamenti in genere.
Branca si sarebbe chiamato Gulopiatto, lo sbirro numero uno Cartolaio Numero Uno e il numero due Pucci-Gatto. Come segnale telefonico di riconoscimento venne selezionato il triplo starnuto.
Quel pomeriggio Branca, impegnato a controllare sotto false spoglie gli acquedotti della città, dimenticò di avere un appuntamento con Carlos, suo vecchio compagno dei tempi perduti, quando, a bordo di un treno con due soldi in tasca, sembrava possibile qualsiasi cosa.
Al termine di una serie di ispezioni inconcludenti il commissario tornò a casa, ascoltando gli Audio 2 all’autoradio e grattandosi sporadicamente e voluttuosamente le chiappe. Quando si trovò in prossimità della propria abitazione, vide una gran folla che si accalcava sul marciapiede. Diversi agenti di polizia cercavano di mantenere l’ordine.
Il commissario smontò trafelato dalla vettura e domandò ad uno dei piedipiatti: “Io abito qui. Che è successo?”
“Hanno fatto fuori un uomo. Ma la cosa incredibile è il come: gli hanno gonfiato lo stomaco d’acqua fino a farlo scoppiare. Poi lo devono avere gettato qui. Chissà perché!”
“Sapete chi è il poveretto?” domandò Branca, con fare agitato.
“Ma, non saprei. Credo sia di origine ispanica”
Branca si fece strada fra la folla, calciando e sgomitando. Il cadavere di Carlos gli apparve come un orrendo e macabro segno di sfida.

Superpippo

Un sofficino troppo duro per il commissario Branca

1 settembre

Branca si svegliò con la netta sensazione di avere dormito troppo il giorno prima. Nel posacenere numerosi mozziconi e, sul tavolo, una bottiglia di quello forte, quella vuota.
“Cazzo di vita” pensò.
Decise con un risoluto atto di coraggio che era finalmente ora di andarsi a cucinare quei due sofficini che da sei mesi giacevano in freezer. L’olio nella padella scoppiettava.
Il questore Pianini si alzò contento dopo quella campale giornata che era stata il 31/08: per cominciare si era pappato una bella brioche di qualche stronzo in ufficio, indi era giunto a capo del caso che stava per impedirgli il trasferimento senza muovere che mezza chiappa dalla sedia per scoreggiare e come se non bastasse aveva passato tutta la serata a farselo succhiare. Davvero una gran giornata.
La doccia non serviva nemmeno a svegliarlo (non sarebbe andato al lavoro), era più un atto celebrativo.
Ancora umido, coccolato dall’accappatoio ruvido, si diresse ciabattando verso la cucina…
“ciao amore… sofficini?”


Dio