sabato 24 marzo 2007

Cazzi amari per Branca

6 settembre

Immenso. Quel cielo così limpido che si perdeva oltre le cime degli Appennini apparve immenso al questore Pianini. Così, mentre attraversava a passo spedito il ponte Caprazzucca, la sua mente fuggì nel passato, alle corse con il fratello giù per i ripidi sentieri sul dorso del Marmagna.
Una telefonata rapida, pochi minuti prima. Un invito anonimo ad incontrarsi al più presto in un appartamento nella pancia di quella mostruosità edilizia in piazzale Corridoni. Branca non rispondeva più a quel cazzo di cellulare. Un altro tentativo. Ancora una volta l’odiosa vocina della segreteria. Pianini si voltò di nuovo a sinistra verso le montagne. La voce del fratello che cadeva da quella rupe lanciando un ultimo grido disperato balenò nella mente del questore. Non sapeva spiegarsi come, ma quella voce era davvero simile a quella dello sconosciuto che l’aveva invitato al misterioso appuntamento.

6 settembre. Più tardi

La mente del commissario era sprofondata ancora nel buio, accompagnata da dolci parole in spagnolo, proferite da voce famigliare: “Buenas noche mi amor .
Branca si risvegliò sul posteriore di una vecchia Jaguar. Avvertì immediatamente un odore particolarmente sgradevole. Si stropicciò gli occhi e realizzò la macabra situazione. La prostituta con cui aveva giocato a casa del Marini poche ore prima giaceva esanime accanto a lui, con un buco di proiettile proprio nel bel mezzo della fronte. Il commissario sfoderò la propria pistola. Mancava un colpo in canna. In quel momento udì un crescendo di sirene e capì che quella sinfonia trionfale la suonavano per lui. Ma i suoi arti erano oltremodo intorpiditi. Gli agenti lo bloccarono a pochi metri di distanza dalla vettura.

6 settembre. Sera. Sede del RIS

“Questo stronzo dice di essere innocente ma è chiaro che è stato lui. Il proiettile è stato sparato dalla pistola che aveva con sé e sul manico di quella c’eran solo le sue impronte. Dice di non ricordarsi niente: infatti le analisi hanno dimostrato che era sotto effetto di LSD.”
“Mi hanno detto che era uno sbirro”
“Si, ma non troppo in gamba. Ti ricordi il caso dei giovani scomparsi? Beh, non ne era venuto a capo. Ha detto che adesso stava cercando l’acqua scomparsa: cazzate. Il colonnello ha chiamato poco fa l’ispettore Pianini. È venuto qui, l’ho visto. Aveva una faccia strana, come assente, ma ha chiarito come stavano le cose. Si, le ha chiarite senza diritto di replica!”
“Cioè?”
“Branca era stato sollevato da quell’incarico, in seguito alla morte di un suo vecchio amico. Pianini ha pensato che il commissario potesse esser turbato per il lutto e ha pensato di risolver da solo l’affare: e l’ha risolto oggi stesso. L’acqua è tornata, cazzo! E quel coglione di Branca si sarà offeso di non esser stato lui l’eroe: giù un acido e via con una puttana. Magari non glielo succhia come si deve ed un colpo in testa a quella pompinara da quattro soldi non lo leva nessuno!”
“Che pezzo di merda. Mi hanno detto che aveva anche una puntura da siringa nell’inguine…allora si bucava pure!”
“A prima vista si… tuttavia.. non c’era traccia di eroina nel suo corpo…”

6 settembre. Notte. In cella

A Branca quella cazzo di puntura spuntata dal nulla nell’inguine bruciava come non mai. Si calò i pantaloni per darle un’occhiata: intorno alla stessa si era materializzato un tatuaggio misterioso ed indecifrabile. Emanava una luce sinistra. Al commissario non restò che stringere forte il cuscino. Poi, le tenebre.

Superpippo

sabato 17 marzo 2007

I cancelli del cielo

6 settembre

Paolo Marini era un uomo di chiesa. Pochi fronzoli e ninnoli: un bravo idraulico timorato di Dio. Almeno così gli aveva detto la mignotta che aveva trovato in casa sua.
Prima di entrare nel duomo Branca si guardò le mani: ci era andato giù pesante con quella zoccola, le aveva aperto la faccia. Gli era piaciuto, era piaciuto ad entrambi.
Branca entrò in chiesa scacciando la solita orrenda sensazione che il palazzo del vescovado lo stesse guardando.
Non ci voleva certo un Serpico per fiutare una trappola: quando cerchi un idraulico difficilmente lo troverai nei pressi dell’altare vestito come super Mario bross. Fece scivolare la pistola nella tasca.
“Il signor Marini?”
“Il signore la sta chiamando”
Un prete fece un cenno a Branca che si alzò e prese a seguirlo in una lunga peregrinazione fuori navata.
Stava per morire, ne era sicuro. Non che gli importasse. Non gli importava nulla ormai. Strinse forte la berta occultata nel trench ed ingollò l’ultimo quartino di acido che gli era rimasto. Pronto per il grande viaggio.
L’ultimo corridoio. L’ultima svolta a destra. Un colpo secco, odore di incenso, il sapore della polvere e del marmo, i piedi del prete che diventano quattro, poi sei, poi…. buio.
Branca si svegliò legato e supino. La luce gli doleva molto.
Tanti uomini in camice gli giravano intorno. Mille voci.
“Splendido esemplare..”
“C aveva parlato di quel vecchio esperimento ma non credevo…”
“zzagi nnapi haa”
Una poi, una nota, si levò su tutte:
Asì es mi hermanno. Benvenido.”

Dio

venerdì 9 marzo 2007

Il "Covaccio" di Branca

5 settembre,tarda mattinata

Un raggio di luce appena filtrato dalla sottile trama delle tende turchesi risvegliò la mente di Branca dal torpore notturno. Nuovi pensieri si accavallarono contorti nel cervello del commissario. Il passato troppo greve; il futuro oltremodo incerto, simile ad una barchetta di carta in balia dei marosi in un giorno di tempesta. Era vero amore quello che il commissario nutriva per il questore Pianini o si trattava semplicemente di necessità: necessità di avere uno stabile punto di riferimento? Valeva la pena rischiare così tanto pur di stare vicino a quell’uomo, proprio al centro di quella nuova e caotica culla del crimine chiamata Parma? Non sarebbe stato forse meglio ritirarsi in un tranquillo commissariato di provincia, come un Cincinnato dell’era moderna? E che dire del delitto di Carlos: non avrebbe potuto Branca mettere una pietra sopra quella storia vecchia e polverosa?
No, non poteva. Non voleva. Quella sete di verità che lo aveva spinto ad entrare in polizia molti anni prima si ridestò ancora, prorompente come non mai, persino più forte di quella sete fisica dovuta alla scomparsa dell’acqua dalle tubature. Branca capì in quel momento che doveva superare ogni dubbio e proseguire nell’indagine, quantomeno per vendicare Carlos, forse l’unico vero amore della sua vita.

5 settembre, notte

Quando Branca varcò la soglia del “Covaccio” , la sua mente corse agli anni in cui, ancora troppo giovane per poter immaginare un futuro da commissario, soleva spendere le serate d’inverno in quel locale clandestino. Il posto non era cambiato molto. Le narici di Branca furono investite da zaffate d’oppio ed i suoi occhi ipnotizzati da uno sculettare di chiappe giovani e slave. Il commissario, travestito da malavitoso di bassofondo, si mimetizzò perfettamente in quell’ambiente. Si avvicinò al bancone ed offrì più volte da bere ad una giovane prostituta. Quando quella fu ubriaca non gli fu difficile trascinarla nel retro bottega con la scusa di un pompino, nell’intento di estorcerle preziose informazioni.
“Senti, se invece di succhiarmi il cazzo rispondi alle mie domande ti pago il doppio, va bene?”
“Tuuutto quello che vuoi, super fusto”
“Lo succhi anche a Lui di tanto in tanto, vero? Lui è in città? Che cosa sai dirmi di Lui?”
“Lui chi? Ma chi…. Mpfffffff…”
“Sai a chi mi riferisco, succhiacazzi di una slava!”
“Si…a lui piace riempirmi la bocca di…beh, lo sai anche tu no?”
“Ti ha mai parlato di un progetto riguardante dell’acqua? E di un certo Carlos, un ispanico?”
“No…Lui non parla mai. Però l’altro giorno un foglietto caduto da suoi pantaloni…io tenuto.. io sapevo valere tanti soldi..e tanti soldi uguale tanta roba e io felice. Tu quanto offri per foglietto?”
“Tutto quello che ho: duecento bigliettoni!”
“Uh uh…affare fatto. Ecco tuo bello bello foglio…ah ah”
Branca osservò il prezioso documento. Da una parte riportava una lista di nomi. Il primo, in cima, era quello di Carlos. Dall’altra il commissario riconobbe lo stemma inconfondibile: una croce nera intersecata ad una grande “C” rossa. Sotto l’effige appariva riportato il numero di telefono di un certo “Marini Paolo, ingegnere idraulico”. Branca voltò di nuovo il foglio, in modo da poter leggere l’intera lista, quando udì delle forti voci provenire dall’interno del locale.
“Quel tipo non mi convince per una sega. Andiamo a fare quattro chiacchiere con lui”
“Spero per voi che il capo non sappia niente di questa storia: sapete che non tollera i pischelli piantagrane qui al Covaccio”
Il commissario capì che non aveva più tempo, e si infilò il foglietto in tasca.
La luna piena scintillava oltre le ciminiere delle fabbriche che si ergevano maestose nel quartiere SPIP.

Superpippo