6 settembre
Immenso. Quel cielo così limpido che si perdeva oltre le cime degli Appennini apparve immenso al questore Pianini. Così, mentre attraversava a passo spedito il ponte Caprazzucca, la sua mente fuggì nel passato, alle corse con il fratello giù per i ripidi sentieri sul dorso del Marmagna.
Una telefonata rapida, pochi minuti prima. Un invito anonimo ad incontrarsi al più presto in un appartamento nella pancia di quella mostruosità edilizia in piazzale Corridoni. Branca non rispondeva più a quel cazzo di cellulare. Un altro tentativo. Ancora una volta l’odiosa vocina della segreteria. Pianini si voltò di nuovo a sinistra verso le montagne. La voce del fratello che cadeva da quella rupe lanciando un ultimo grido disperato balenò nella mente del questore. Non sapeva spiegarsi come, ma quella voce era davvero simile a quella dello sconosciuto che l’aveva invitato al misterioso appuntamento.
6 settembre. Più tardi
La mente del commissario era sprofondata ancora nel buio, accompagnata da dolci parole in spagnolo, proferite da voce famigliare: “Buenas noche mi amor” .
Branca si risvegliò sul posteriore di una vecchia Jaguar. Avvertì immediatamente un odore particolarmente sgradevole. Si stropicciò gli occhi e realizzò la macabra situazione. La prostituta con cui aveva giocato a casa del Marini poche ore prima giaceva esanime accanto a lui, con un buco di proiettile proprio nel bel mezzo della fronte. Il commissario sfoderò la propria pistola. Mancava un colpo in canna. In quel momento udì un crescendo di sirene e capì che quella sinfonia trionfale la suonavano per lui. Ma i suoi arti erano oltremodo intorpiditi. Gli agenti lo bloccarono a pochi metri di distanza dalla vettura.
6 settembre. Sera. Sede del RIS
“Questo stronzo dice di essere innocente ma è chiaro che è stato lui. Il proiettile è stato sparato dalla pistola che aveva con sé e sul manico di quella c’eran solo le sue impronte. Dice di non ricordarsi niente: infatti le analisi hanno dimostrato che era sotto effetto di LSD.”
“Mi hanno detto che era uno sbirro”
“Si, ma non troppo in gamba. Ti ricordi il caso dei giovani scomparsi? Beh, non ne era venuto a capo. Ha detto che adesso stava cercando l’acqua scomparsa: cazzate. Il colonnello ha chiamato poco fa l’ispettore Pianini. È venuto qui, l’ho visto. Aveva una faccia strana, come assente, ma ha chiarito come stavano le cose. Si, le ha chiarite senza diritto di replica!”
“Cioè?”
“Branca era stato sollevato da quell’incarico, in seguito alla morte di un suo vecchio amico. Pianini ha pensato che il commissario potesse esser turbato per il lutto e ha pensato di risolver da solo l’affare: e l’ha risolto oggi stesso. L’acqua è tornata, cazzo! E quel coglione di Branca si sarà offeso di non esser stato lui l’eroe: giù un acido e via con una puttana. Magari non glielo succhia come si deve ed un colpo in testa a quella pompinara da quattro soldi non lo leva nessuno!”
“Che pezzo di merda. Mi hanno detto che aveva anche una puntura da siringa nell’inguine…allora si bucava pure!”
“A prima vista si… tuttavia.. non c’era traccia di eroina nel suo corpo…”
6 settembre. Notte. In cella
A Branca quella cazzo di puntura spuntata dal nulla nell’inguine bruciava come non mai. Si calò i pantaloni per darle un’occhiata: intorno alla stessa si era materializzato un tatuaggio misterioso ed indecifrabile. Emanava una luce sinistra. Al commissario non restò che stringere forte il cuscino. Poi, le tenebre.
Superpippo
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