sabato 17 marzo 2007

I cancelli del cielo

6 settembre

Paolo Marini era un uomo di chiesa. Pochi fronzoli e ninnoli: un bravo idraulico timorato di Dio. Almeno così gli aveva detto la mignotta che aveva trovato in casa sua.
Prima di entrare nel duomo Branca si guardò le mani: ci era andato giù pesante con quella zoccola, le aveva aperto la faccia. Gli era piaciuto, era piaciuto ad entrambi.
Branca entrò in chiesa scacciando la solita orrenda sensazione che il palazzo del vescovado lo stesse guardando.
Non ci voleva certo un Serpico per fiutare una trappola: quando cerchi un idraulico difficilmente lo troverai nei pressi dell’altare vestito come super Mario bross. Fece scivolare la pistola nella tasca.
“Il signor Marini?”
“Il signore la sta chiamando”
Un prete fece un cenno a Branca che si alzò e prese a seguirlo in una lunga peregrinazione fuori navata.
Stava per morire, ne era sicuro. Non che gli importasse. Non gli importava nulla ormai. Strinse forte la berta occultata nel trench ed ingollò l’ultimo quartino di acido che gli era rimasto. Pronto per il grande viaggio.
L’ultimo corridoio. L’ultima svolta a destra. Un colpo secco, odore di incenso, il sapore della polvere e del marmo, i piedi del prete che diventano quattro, poi sei, poi…. buio.
Branca si svegliò legato e supino. La luce gli doleva molto.
Tanti uomini in camice gli giravano intorno. Mille voci.
“Splendido esemplare..”
“C aveva parlato di quel vecchio esperimento ma non credevo…”
“zzagi nnapi haa”
Una poi, una nota, si levò su tutte:
Asì es mi hermanno. Benvenido.”

Dio

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