sabato 21 aprile 2007

L'alfa e l'omega

8 settembre, notte

Dal momento in cui mise piede fuori di casa, Branca ebbe la sensazione di essere osservato. Alle 5:14 un treno sarebbe partito dalla stazione di Parma in direzione Milano Centrale ed il commissario era deciso a non perderlo. Il suo vecchio Omega segnava le ventidue. Se al Covaccio ci fosse stato il Barone il gioco era fatto. Con un buon travestimento e un pasto caldo nello stomaco tutto sarebbe stato più facile. E poi conosceva bene C: con ogni probabilità non l’avrebbe cercato in luoghi così esposti come il localaccio allo Spip o il terminal ferroviario…eppure la sensazione di esser pedinato si faceva ad ogni passo più intensa. Ad un incrocio fra due strade l’ex sbirro salì su un tassì.
“Al quartiere Spip, prego!”
“Come desidera signore”
Non appena la vettura parì, Branca notò subito una grande macchina rossa che gli stava attaccata alle chiappe. Attraverso i vetri scuri di quella non era possibile vedere il volto del conducente.
“Semini quella macchina rossa. Vada dove vuole, ma semini quella macchina”
Un’accelerata folle giù per lo stradone: poi l’inevitabile schianto all’incrocio con la via Emilia. Il tassì accartocciato prendeva fuoco e la testa del conducente si scioglieva come un gelato al sole di Agosto. Ecco che il fuoco avanzava per riservare lo stesso trattamento a Branca. Ecco l’epilogo di una vita mediocre: le fiamme lo avrebbero presto condotto alle fiamme ancor più incandescenti dell’Ade. Ma una mano lo strappò dall’orribile destino: una mano forte e sicura, sul palmo della quale era incisa la lettera greca alfa. Branca vide allora il suo salvatore, avvolto da un vecchio e pesante saio sgualcito. La macchina rossa era lì a pochi metri. Avanzò verso di loro. Poi si arrestò ad un cenno dell’incappucciato e fece dietro front.
“Si può sapere con chi stai? Si può sapere che cosa volevi fare? Credi che stare qui o a Milano faccia differenza? Credi che per loro ci siano limiti di spazio?”
“Io non sto con nessuno. E se per loro non ci sono limiti, allora tanto vale che mi bruci subito con un overdose e vaffanculo! E tu di che fazione sei? E quella macchina?”
“Piano con le domande e lasciami parlare. Un tempo ci hanno provato anche con me, all’epoca di Benedetti, che si faceva chiamare B ed in precedenza ci avevano già provato con il Professor J: quella era l’epoca di Angelo, che si faceva chiamare A. Questa in cui ci troviamo è l’epoca di Cardinali, C, il quale, memore degli altrui errori vuole riuscire dove i due predecessori hanno fallito, dove hanno ottenuto solo una fumata nera: aprire il Reliquiario. Ora sei tu l’esca, sei tu il custode del segreto della chiave. Hai molti nemici: oltre a C è tornato anche Angelo che sembra essersi riorganizzato nell’intenzione di ritentare l’impresa che fallì molti anni or sono. Temo che lo stesso Benedetti possa farsi ancora vivo! Se rivelerai a qualcuno di loro il segreto, allora le porte del Reliquiario si apriranno ed il Meccanismo si riattiverà e allora…”
“Ci deve essere un errore: io non so nulla!”
“Sbagli: semplicemente non ricordi. Ma il tatuaggio sonderà nei più remoti spazi della tua mente e carpirà quelle informazioni. Allo stesso tempo quel marchio maledetto ti conferisce poteri che nemmeno ti immagini. Ecco l’indirizzo del professor J: lui ti insegnerà come domare il potere del sigillo della G.D…l’ha fatto con me e prima ancora con se stesso! Scusami, ma ora devo proprio andare. Buona fortuna! ”
“Dimmi di più sulla G.D: non lasciarmi da solo. Ti prego!”
L’incappucciato si era ormai però già dileguato, salendo con un sol balzo sui tetti delle case.
Un pallido sole faceva capolino tra i fumi grigiastri della città. Infondeva un poco di speranza nel cuore di un uomo schiacciato da un destino troppo greve.

Superpippo

sabato 14 aprile 2007

Voci di tenebra azzurra

8 settembre

Branca era comodamente adagiato sul divano a sorseggiare caffé da una tazza gigante mentre si riguardava per l’ennesima volta “Milano Odia, la polizia non può sparare”. Sapeva a memoria tutte le battute di Tomas Milian.
E poi non poteva dormire, forse nemmeno rimanere in casa. Sapeva di un tunnel all’ex salamini dove potevi trovare delle buone capsule o qualcosa per tenersi su: svegli e attivi. Decise di uscire.
IL posto era più umido del previsto. Un pusher incappucciato dentro una felpa grigia lo accolse all’ingresso del cunicolo.
“Che ti serve?”
“Anfe”
“Ti avevo detto che dovevi essere due ore fa davanti all’annunciata”
Branca non riusciva a vederlo in faccia.
“Brutto posto le chiese, preferisco non metterci più piede.”
“Ci sono chiese e chiese. È un momento di transizione Branca. Il conclave ha già fumato due volte nero ma C si fa ogni giorno più forte”
“Pensavo avessero già eletto papa un tedesco”
“La tua ironia è fuori luogo ispettore, la battaglia finale si gioca in questa diocesi.. se C apre il reliquiario..”
“Ma vaffanculo voi e il portaossa”
“Dovresti aver capito che sei già molto coinvolto”
“Per quanto ne so io, Angelo, non sei certo meglio di Cardinali”
“L’importante è che tu non sia andato nemmeno al vescovado oggi. Cerca di rimanere sveglio, prendi questo!”
Un barattolo di pillole azzurre volò dalla mano di Angelo a quella dell’ispettore.
Al rientro a casa lo attendeva in lacrime il Pianini.
“Sei vivo! lo sapevo… me lo sentivo”
“Sono molto stanco e ho fame, perché non fai un paio di sofficini?”
“Subito” rispose il compagno asciugandosi le lacrime.
Branca ingollò una chicca turchese e appoggiò il trench all’appendiabiti quando notò la tasca gonfia della giacca di Pianini:come poteva aver lui la sua pistola?
Deciso ad ottenere spiegazioni si diresse in cucina.
Prima di poter proferir parola sul braccio dell’ex ispettore apparve una croce intrecciata colore blu elettrico. Nei suoi occhi lampeggiò una violenta luce azzurra. Puntò l’arma e esplose il colpo.
Pianini cadde come un calzone ripieno sul pavimento.
La voce di Angelo risuonò nel vuoto.
“Solo un avvertimento.. ti controllano anche quando sei sveglio Branca, stai in guardia.”
La croce gli scomparve dal braccio e tutta la stanchezza tornò a farsi sentire.
Si chinò verso l’amante defunto e notò un piccolo segno sul collo, quasi una puntura.
“E tu da quanto è che non dormivi la notte?”
I sofficini erano completamente sporchi di sangue e un budello friggeva sulla piastra elettrica ancora accesa. Decise di vedere se al Covaccio a quell’ora si potesse ancora mangiare un boccone.

Dio

sabato 7 aprile 2007

Dio è solo uno scrittore

7 settembre, sera

Branca restava immobile in un angolo della cella, paralizzato dal dubbio che tutto quell’incubo fosse reale. Poi, gli parve di notare un’ombra rapida che scivolava sottile fra le sbarre. Nelle narici avvertì un bruciore di incenso. Le palpebre crollarono come due serrande di una vecchia autorimessa.

8 settembre

Risveglio al buio, come circondato da un lenzuolo di plastica. Freddo glaciale e un dolore boia all’inguine. Il commissario si sentì scivolare all’indietro, quasi si trovasse su una canoa in balia delle rapide. Le sue pupille furono presto invase da una luce accecante. Carlos, vestito da medico, lo scrutava dall’alto.
“L’unico modo per portarti fuori di là amore era di farti credere morto. So che non ti piacciono i posti freddi, ma sappi che adesso la tua pellaccia è più dura che mai!”
“Dimmi che è un cazzo di trip e che sono un drogato di merda. Ma dove sono. Questo è un obitorio. Allora sono morto anche io. Ma che cos’è? Siamo dei Nosferatu?”
“Ah, ah.. ma che dici! Ti ho già detto di abbandonare le tue sciocche categorie di vita e morte…col tempo capirai. Ma ora che sei libero la G.D. ha bisogno di te! Per attivare il Meccanismo mancano le due chiavi. Tu eri uno sbirro e sai dove andarle a cercare le cose. Vedi la G.D. per via della mia intercessione, conta molto su di te..”
La G.D.? Ma che cazzo è? Chi cazzo siete? Dio, forse?”
“Oh, no: molto meglio. Dio è soltanto uno scrittore, che non offre alcuna possibilità di scelta ai suoi figli. Noi invece lasciamo che siano i nostri figli a scrivere le pagine della loro vita!”
“Sei solo un pazzo! Ti odio. E giuro che quando vedo Cardinali io…”
“C, mi raccomando. Rivestiti adesso. Tra un’ora davanti al Vescovado. Se non ci sarai, preparati ad atroci sofferenze!”
Un lampo abbagliò gli occhi del commissario che si ritrovò solo nella stanza. Al suo fianco era adagiato un elegante completo di sartoria messicana. All’improvviso il soffitto dell’obitorio si squarciò e da lì discese un aura luminosa. Questa si dissipò, lasciando apparire un uomo alto dai capelli biondi. Indossava un abito bianco e scintillante. Branca pregò perché fosse soltanto un sogno, ma quello parlò:
“Non è un sogno, commissario! I sogni se li sono presi loro. Ma io posso restituirteli. Posso liberarti dalla maledizione!”
“Chi sei, per Dio! Ma che cosa ho fatto? Che ho fatto?”
“Non è il momento di frignare. Mi chiamo Angelo e ti porto un messaggio: non recarti al Vescovado tra un’ora. La G.D. è il male e C deve essere annientato. Non regalarti al loro servizio. Ti aspetterò, tra sessanta minuti, alla chiesa dell’Annunciata. So che non mi deluderai!”
Un nuovo lampo luminoso. Branca si stropicciò gli occhi. La stanza era perfettamente in ordine. Un vecchio orologio a parete segnava le diciassette in punto.

Superpippo

mercoledì 4 aprile 2007

Un amico si piange una sola volta, Carlos

7 Settembre

“Non capisci ancora di cosa fai parte vero?”
La carezza della mano di Carlos lo svegliava come qualche anno prima in Messico.
“Hai perso il posto caro e, chiaramente, l’incarico”
“Dove sono?”
“In galera”
Branca indicò un pannello luminoso a forma di croce coperto di strane escrescenze luminose.. di bubboni colorati.
“Oh quello.. beh vedi non è così semplice. Diciamo che i tempi della Giustizia Divina sono un po’ più rapidi di quelli soliti dell’ordinaria, 47 secondi del tuo tempo”
“Il morto che parla. Accuse? O meglio: condanne?”
“L’hai fatta grossa commissario: te ne sei venuto vicino ad uno dei portali con un bel chip nella zucca e stavamo per chiudere tutto ma poi..”
“Me la sono cavata con una botta in testa?”
“Non è così facile, vedi la Diocesi..
“Frena! Che cazzo intendi con la Diocesi? Ti sei fatto assoldare dal Cardinali? C’è lui dietro tutta questa stronzata di altare cibernetico in cui son finito?”
“C ora lui è solo C”
“Lo sapevo, maledetto..”
“Tu non sai quello che è diventato. Tu non sai nulla ma capirai. Allegro Branca: lavori per la G.D. adesso”
“Io non lavoro per nessuno, non potete obbligarmi a fare nulla”
“Ma non è questa la tua condanna commissario, questa è solo una chance per riscattarti.”
“Cosa caz..”
“I tuoi sogni mio caro, ce li siamo presi. Il tatuaggio che hai sulla coscia è una Reliquia di Incapsulamento Neurale, un acchiappasogni in soldoni.”
“Tu sei completamente matto.. dov’è l’uscita?”
Carlos indicò una gigantesca porta luminosa scuotendo beffardamente il capo.
“La prossima volta che ci incontriamo vecchio culo venduto di un messicano me ne frego se stai vestito da chierichetto come adesso: giuro che ti ammazzo. Un amico si piange una volta sola.”
Carlos prese in mano qualcosa che somigliava ad un incensiere e cominciò ad agitarlo
“Andiamo malaccio.. ci rivedremo tra poche ore e per allora dovrai aver capito che le categorie di vita o morte poco si addicono all’esistenza che sto conducendo. Buona giornata”
Branca si svegliò: gli pareva di non avere mai chiuso occhio. Il primo suono che sentì fu quello di un’auto sportiva che sfrecciava su via Burla.

Dio