8 settembre, notte
Dal momento in cui mise piede fuori di casa, Branca ebbe la sensazione di essere osservato. Alle 5:14 un treno sarebbe partito dalla stazione di Parma in direzione Milano Centrale ed il commissario era deciso a non perderlo. Il suo vecchio Omega segnava le ventidue. Se al Covaccio ci fosse stato il Barone il gioco era fatto. Con un buon travestimento e un pasto caldo nello stomaco tutto sarebbe stato più facile. E poi conosceva bene C: con ogni probabilità non l’avrebbe cercato in luoghi così esposti come il localaccio allo Spip o il terminal ferroviario…eppure la sensazione di esser pedinato si faceva ad ogni passo più intensa. Ad un incrocio fra due strade l’ex sbirro salì su un tassì.
“Al quartiere Spip, prego!”
“Come desidera signore”
Non appena la vettura parì, Branca notò subito una grande macchina rossa che gli stava attaccata alle chiappe. Attraverso i vetri scuri di quella non era possibile vedere il volto del conducente.
“Semini quella macchina rossa. Vada dove vuole, ma semini quella macchina”
Un’accelerata folle giù per lo stradone: poi l’inevitabile schianto all’incrocio con la via Emilia. Il tassì accartocciato prendeva fuoco e la testa del conducente si scioglieva come un gelato al sole di Agosto. Ecco che il fuoco avanzava per riservare lo stesso trattamento a Branca. Ecco l’epilogo di una vita mediocre: le fiamme lo avrebbero presto condotto alle fiamme ancor più incandescenti dell’Ade. Ma una mano lo strappò dall’orribile destino: una mano forte e sicura, sul palmo della quale era incisa la lettera greca alfa. Branca vide allora il suo salvatore, avvolto da un vecchio e pesante saio sgualcito. La macchina rossa era lì a pochi metri. Avanzò verso di loro. Poi si arrestò ad un cenno dell’incappucciato e fece dietro front.
“Si può sapere con chi stai? Si può sapere che cosa volevi fare? Credi che stare qui o a Milano faccia differenza? Credi che per loro ci siano limiti di spazio?”
“Io non sto con nessuno. E se per loro non ci sono limiti, allora tanto vale che mi bruci subito con un overdose e vaffanculo! E tu di che fazione sei? E quella macchina?”
“Piano con le domande e lasciami parlare. Un tempo ci hanno provato anche con me, all’epoca di Benedetti, che si faceva chiamare B ed in precedenza ci avevano già provato con il Professor J: quella era l’epoca di Angelo, che si faceva chiamare A. Questa in cui ci troviamo è l’epoca di Cardinali, C, il quale, memore degli altrui errori vuole riuscire dove i due predecessori hanno fallito, dove hanno ottenuto solo una fumata nera: aprire il Reliquiario. Ora sei tu l’esca, sei tu il custode del segreto della chiave. Hai molti nemici: oltre a C è tornato anche Angelo che sembra essersi riorganizzato nell’intenzione di ritentare l’impresa che fallì molti anni or sono. Temo che lo stesso Benedetti possa farsi ancora vivo! Se rivelerai a qualcuno di loro il segreto, allora le porte del Reliquiario si apriranno ed il Meccanismo si riattiverà e allora…”
“Ci deve essere un errore: io non so nulla!”
“Sbagli: semplicemente non ricordi. Ma il tatuaggio sonderà nei più remoti spazi della tua mente e carpirà quelle informazioni. Allo stesso tempo quel marchio maledetto ti conferisce poteri che nemmeno ti immagini. Ecco l’indirizzo del professor J: lui ti insegnerà come domare il potere del sigillo della G.D…l’ha fatto con me e prima ancora con se stesso! Scusami, ma ora devo proprio andare. Buona fortuna! ”
“Dimmi di più sulla G.D: non lasciarmi da solo. Ti prego!”
L’incappucciato si era ormai però già dileguato, salendo con un sol balzo sui tetti delle case.
Un pallido sole faceva capolino tra i fumi grigiastri della città. Infondeva un poco di speranza nel cuore di un uomo schiacciato da un destino troppo greve.
Superpippo
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