7 Settembre
La carezza della mano di Carlos lo svegliava come qualche anno prima in Messico.
“Hai perso il posto caro e, chiaramente, l’incarico”
“Dove sono?”
“In galera”
Branca indicò un pannello luminoso a forma di croce coperto di strane escrescenze luminose.. di bubboni colorati.
“Oh quello.. beh vedi non è così semplice. Diciamo che i tempi della Giustizia Divina sono un po’ più rapidi di quelli soliti dell’ordinaria, 47 secondi del tuo tempo”
“Il morto che parla. Accuse? O meglio: condanne?”
“L’hai fatta grossa commissario: te ne sei venuto vicino ad uno dei portali con un bel chip nella zucca e stavamo per chiudere tutto ma poi..”
“Me la sono cavata con una botta in testa?”
“Non è così facile, vedi
“Frena! Che cazzo intendi con
“C ora lui è solo C”
“Lo sapevo, maledetto..”
“Tu non sai quello che è diventato. Tu non sai nulla ma capirai. Allegro Branca: lavori per
“Io non lavoro per nessuno, non potete obbligarmi a fare nulla”
“Ma non è questa la tua condanna commissario, questa è solo una chance per riscattarti.”
“Cosa caz..”
“I tuoi sogni mio caro, ce li siamo presi. Il tatuaggio che hai sulla coscia è una Reliquia di Incapsulamento Neurale, un acchiappasogni in soldoni.”
“Tu sei completamente matto.. dov’è l’uscita?”
Carlos indicò una gigantesca porta luminosa scuotendo beffardamente il capo.
“La prossima volta che ci incontriamo vecchio culo venduto di un messicano me ne frego se stai vestito da chierichetto come adesso: giuro che ti ammazzo. Un amico si piange una volta sola.”
Carlos prese in mano qualcosa che somigliava ad un incensiere e cominciò ad agitarlo
“Andiamo malaccio.. ci rivedremo tra poche ore e per allora dovrai aver capito che le categorie di vita o morte poco si addicono all’esistenza che sto conducendo. Buona giornata”
Branca si svegliò: gli pareva di non avere mai chiuso occhio. Il primo suono che sentì fu quello di un’auto sportiva che sfrecciava su via Burla.
Dio
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