mercoledì 30 maggio 2007

La montagna sacra

12 Settembre, sera

Branca non aveva mai trascorso una vacanza in montagna. Nemmeno da bambino. Le crociere, i primi amori sul ponte: erano altri i ricordi infantili del commissario. Ma un desiderio di natura morale si era impadronito di lui dall’acquisizione di Angelo, un desiderio appenninico.
A metà strada tra il luogo della reincarnazione e Corniglio si era reso conto di esser entrato in un corpo ancora molto forte seppur ferito mortalmente. Lo squarcio sul petto infatti continuava costantemente a secernere ma non poteva sapere con precisione i tempi di decesso di un’entità sovrannaturale.
Giunse sul luogo della grande frana. Si posò su un macigno che pareva più solido degli altri.
Vi fu un tremendo boato e la pietra su cui era appoggiato nel giro di pochi secondi sprofondò nel terreno per un centinaio di metri trascinandolo con sé.
Il masso cadde al centro di un lago maleodorante dentro una grotta sotterranea.
Un piccolo essere dai capelli rossi e dalla barba intrecciata sbucò fuori dall’oscurità.
“Ti hanno seguito capo” disse con voce stridula.
“Non sono il tuo capo” rispose ansimando Branca.
“E invece commissario, nonostante il mio padrone sia spiritualmente deceduto, rimango legato al corpo angelico che lei sta indossando. Alla mia libertà manca comunque poco”.
“Va bene hai esposto il tuo problema nano di merda; ora dimmi come vuoi aiutarmi e chi cazzo mi sta seguendo ancora”.
“Benedetti sa che sei qui e Caifa non ci metterà molto a capirlo. Debbo farti scendere nel centro della terra almeno fino all’equinozio, certo rischi di crepare in un migliaio di orribili modi ma non v’è alternativa”.
“Come ti chiami razza di mongoloide coi capelli rossi?”
“Io sono Evento ma non ti disturbare a ringraziarmi.”
Il macigno su cui sedeva il commissario sprofondò nuovamente ad altissima velocità nel vuoto.
I suoni inquieti della pancia della terra destavano gli assonnati anziani al bar della Mina mentre la polvere intorno alla frana assumeva un insolito colore verdastro.

Dio

venerdì 25 maggio 2007

La signora Cardinali

12 Settembre, mattina

Benedetti aveva assistito all’intera scena: il fallimento di Angelo, l’incarnazione dell’aneroide, il suicidio di Alfa. Tutto attraverso il fumo che saliva dal cadavere in fiamme di Branca, il fumo verdastro capace di captare le immagini e ricostruirle nel catalizzatore. B era davvero un grande scienziato e non aveva paura di nulla, neanche adesso che Branca si ritrovava in un corpo superiore. B pigiò un tasto sulla console del laboratorio. Sullo schermo, davanti a lui, apparve una carta geografica, con un puntino verde e scintillante che si spostava a gran velocità verso le montagne. Quel rilevatore di posizione che aveva piazzato nel corpo di Angelo stava funzionando a meraviglia.

Più tardi, Palazzo del vescovado

Sulla soglia del gabinetto del Cardinali sostava un uomo rozzo e robusto, vestito di stracci, con il volto martoriato dalle ferite, il cranio rasato con una gran cresta gialla cadente su una tempia ed il braccio destro avvolto in un sacco di iuta. La porta rossa si spalancò.
“Fatti avanti, Caifa…ho grandi cose in serbo per te!”
“Veniamo al sodo, C. Qual è la tua offerta?”
“Mi piace il tuo pragmatismo, Caifa…diciamo pure un posto da generale della G.D. Quando sarò eletto tu sarai il mio braccio destro…ma le cose si sono messe male e mi serve il tuo aiuto”
“Certo devi stare nella merda per supplicare uno bandito dal conclave!”
“Ascoltami bene: tra non molto, la notte dell’equinozio, si terrà un gran ballo qui a palazzo. Tu devi fare in modo che le seguenti persone siano invitate ed assicurarti che vengano: Branca, Chico e Carlos. Se ci saranno loro verrà anche B…la sera del ballo tu ti occuperai di lui. A quei tre ci penserò io stesso!”
“Ma Carlos non stava con te? Ma che fine ha fatto? E quel Chico, non l’hai ancora preso? Ti preme davvero, eh?”
“Poche domande! Tu pensa a portarli qui per quella sera. Usa anche l’imposizione, se necessario!”
“Stai proprio nella cacca, C! Se doso male la forze dell’imposizione addio plesso lunare e sai che nessuno è mai preparato a un Pandemonio… si vede che quel Chico sa qualcosa che potrebbe comprometterti sul serio…magari glielo chiedo di persona!”
“Non far cazzate, Caifa. Tu fa solo quello che ti ho detto. Tra qualche anno potresti rimpiangere il posto nella Diocesi che ti sto offrendo: non mandarlo a puttane!”
“Va bene, C…ci sto”
Caifa buttò via il sacco di iuta, mostrando la motosega circolare arrugginita che gli sostituiva l’avambraccio. Poi si allontanò con andatura ciondolante, cantando una canzone così stonata come nemmeno i peggiori ubriaconi oserebbero fare alle quattro di mattina, fuori dall’osteria.
C aveva i nervi a pezzi. Decise di concedersi il lusso di un bagno.
Quando fu immerso nell’acqua gli si chiusero gli occhi.
Sulla sedia a fianco della vasca riposavano una barba finta ed un corpetto stringente. In una borsa, ai piedi dello scranno, una scatola di assorbenti ed un pacchetto di pillole…ormoni maschili.

Superpippo

mercoledì 23 maggio 2007

Alfa contro Angelo

11 Settembre

Branca aleggiava sul greto di fianco al proprio corpo in fiamme e vedeva tutto. Il cilindro che conteneva la sua anima fumava almeno quanto il suo corpo di aneroide perfetto. Alfa aveva deciso altri piani per tutti e aspettava immobile nel buio in mezzo al fiume.
Fischiarono le sirene. Dall’auto della polizia sul ponte scese un gigantesco sbirro dagli occhi turchesi.
“Dacci l’aneroide Alfa!”
“Da quanto lavori per B Angelo?”
La divisa dell’essere azzurro venne dilaniata in un secondo dallo spiegarsi di due gigantesche ali. A planò sul torrente.
“Non sono in grado di risolvere i due codici e non posso accedere al reliquario Alfa. Cosa dovevo fare? Non c’è possibilità di scalare il conclave per un angelo. Consegnami Branca o ti ammazzo.”
“Nostro padre Gabriele non lo avrebbe mai voluto”
“È tardi per le ramanzine, sorellina”
Il demone biondo si scagliò sul decomposto incappucciato avvinghiandolo in una nube di energia mentre Branca guardava indifferente i propri occhi che si scioglievano nella scatola cranica.
Un urlo. Angelo. Un artiglio di Alfa lo aveva trafitto al torace, nettare violastro sgorgava dalla ferita mentre questi si inginocchiava sull’umido greto.
“Addio fratello” disse Alfa andando a raccogliere il cilindro con l’anima.
“Caro ispettore stai per far parte della famiglia” il demone grigio si avvicinò al fratello agonizzante e spinse con forza il cilindro nella ferita, fino a rompere il cuore di diamante.
Branca riaprì gli occhi in un punto bel lontano da quello dove gli aveva chiusi. Gli sanguinava il petto. Vide Alfa dirigersi nel rogo che avvolgeva il proprio vecchio corpo e prendere fuoco.
Nessuna tristezza, nessun sentimento albergava nel cuore dell’ispettore che, indifferente, spiegò le ali e si librò nell’aria.
Volare però era davvero un gran sensazione.

Dio

venerdì 18 maggio 2007

La metamorfosi

11 Settembre

Un rebus, una formula magica, segreta. Alfa la teneva serrata tra i denti, come un pastone di tabacco ben masticato da diverse ore ormai: ancora un istante, ancora un respiro prima di restituire un significato a quel rivoltante frullato di budella che un tempo chiamavano Branca. Le sirene ululavano sempre più vicine, affondando gli artigli nella foschia dell’oltretorrente. Cardinali doveva aver spifferato qualcosa gli sbirri. La formula. Era pronta. Ed il pegno? Il capro, l’agnello sacrificale…chiamatelo come cazzo volete ma..dov’era? Alfa poteva dirsi pronto per affrontare quel passo? Ne avrebbe avuto davvero il coraggio? Il suo cuore era così debordante generosità o vi si annidava forse un germe pericoloso quanto le anfetamine di Angelo, tossico come la bava di Benedetti? Esitò ancora…le sirene sempre più vicine. Magari qualcuno avrebbe poi pronunciato la formula per lui…magari proprio colui che gliela aveva insegnata. Forse.
Branca non era morto. Già da tempo non poteva più essere classificato nelle consuete categorie di viventi e non. Alfa si morse le labbra. Che cosa gli restava in quella vita? Non molto…quel volto sfigurato…quelle mani grinzose…quel cappuccio che gli adombrava gli occhi…

Non era sempre stato così. In tempi lontani il suo spirito pulsava nel giovane cuore di una donna. Bella, con la pelle liscia come la seta. Una ragazza speciale, che aveva commesso il solo errore di andare a letto con un folle di nome Benedetti. Prima, soltanto un paio di scopate…lui era ricco, una specie di super scienziato. Poi, un bel giorno, si trovò legata al lettino di un laboratorio. Fu allora che apparve quell’incappucciato, con l’alfa incisa sulla mano. Scaraventò a terra il Benedetti e la strappò via da quell’orribile prigione. Ma lo scienziato doveva aver già dato inizio alle sue oscure manovre, e per la giovane era troppo tardi. Incominciò a rigurgitare veleno verde e spumoso. Poi serrò gli occhi. Quando li riaprì si trovò rinchiusa nell’orribile corpo del giustiziere incappucciato. Ebbe appena il tempo di vedere il suo vecchio involucro di carne tumefatto e di imprimere nella propria mente quella filastrocca ancestrale, che era stata capace di restituirle una nuova e ripugnante sembianza. Da quel momento lei sarebbe stata solo alfa.

Alfa osservò ancora un istante Branca. Le sirene si avvicinavano…aveva poco tempo. Era arrivato il momento di passare il testimone? Il corpo dell’ex commissario ebbe un improvviso sussulto. Dalle sue viscere si alzò uno spettro verdastro.
“Non farlo alfa…vendilo a me…mi serve. Tu non hai il coraggio di trapassare. Presto gli sbirri saranno lì. Ti uccideranno e porteranno la salma a C e lui…”
“Vendertelo? E a che cosa ti servirebbe in questo stato, mio caro B?”
“Sono uno scienziato alfa…lui ha la chiave ed io posso risvegliare il suo spirito!”
“Ma non vedi lo stato del suo corpo? Non ti servirà a nulla, povero pazzo!”
“Ah si? E se ti dicessi qualcosa del tipo: “aneroide”, ti ricorda qualcosa? Sembianze umane al cento per cento. Ho raggiunto la perfezione. Uno per lui…ed uno per te…il tuo premio…il corpo di una giovane e bellissima ragazza. Ti sto dando la possibilità di ricominciare daccapo…certo…magari tu non sei quel giustiziere solitario da cui ti mascheri e qualcuno ti ha già fatto un’offerta migliore. Però sai dove trovarmi. Porta la sua salma a mezzanotte nel mio laboratorio. Stanotte io mi sostituirò a Dio”
Lo spettro si dissolse in una nuvola di fumo. Le volanti avevano ormai circondato quel vecchio stabile nella Parma vecchia.
Alfa strinse forte i denti e scrutò il marchio che aveva inciso sul palmo della mano. Tre ore lo speravano della mezzanotte. In quell’istante, seppe finalmente cosa fare.

Superpippo

domenica 13 maggio 2007

La morte di Branca

10 Settembre Sera

Nella Babele linguistica del forno di via Isola, tra il sudore e la farina Branca, finalmente tra amici, cercava la pace del riposo. La tossicodipendenza dalle siringhe verdi si faceva sentire premendo dal sarcoma verde sul collo. Non desiderava altro che fottere e dormire e bere e vivere la vita che rimaneva al proprio fegato. Le condizioni corporali peggioravano a vista d’occhio: le anfetamine di Angelo flettevano i muscoli e incassavano il torace scoprendo numerose vene azzurre sul torso e poi c’era il bubbone e il liquido verde che continuava a sputare e la gamba destra, quella trafitta dall’ago, che doleva come non mai soprattutto da quando si rifiutava di sognare. Il cocktail lo stava uccidendo e come Alfa proprio non ci voleva finire.
Il negro che lavorava al forno delle pizze non puzzava meno di lui. Branca lo guardava come se avesse riconosciuto un nuovo volto del fato.

11 Settembre Primo Mattino

La casa del negro era buia e sudicia, sembrava che la notte albergasse lì i giorni luminosi.
Si erano accordati subito, 200 euro. Era un po’ che Branca non toccava un minorenne, l’ultima gli era quasi costata il posto. Ora poco c’era da perdere.
Nonostante la semioscurità riconobbe subito l’imberbe intravisto sull’autobus.
Un'immediata serie di spasmi sconvolse il corpo dell’ispettore, la tumefazione sul collo assunse l’orrido ghigno di Benedetti: “il ragazzino!”
Branca crollò in ginocchio mentre una manina azzurra dirompeva dal petto facendogli esplodere il cuore.
La voce di Angelo: "Chico!”
Contemporaneamente un goblin verde ed un folletto turchese uscirono dal cadavere di Branca per ghermire il fanciullo quando con un sussulto il corpo senza vita sparò dalla gamba una scheggia che velocissima si conficcò nel collo dell’adolescente terrorizzato.
In un istante i tratti del bellissimo viso del ragazzo si mutarono in quelli di Carlos e il secondo successivo il fanciullo si stava lanciando in strada dalla finestra.
Il goblin ed il folletto fecero per inseguirlo ma due minuscole frecce da balestra uccisero il secondo ed inchiodarono il primo al pavimento.
“Alfa…” la voce di Benedetti giungeva fioca dal corpo del mostriciattolo verde.
“B non sei davvero più quello di una volta, ti sei fatto fregare ancora” Mentre parlava faceva scorrere un cilindro fumante sul cadavere di Branca.
“Che ti frega di quello stronzo mezzasega di sbirro?” rantolò il goblin.
“La sua anima tornerà molto utile”
“Sei tornato a leccare il culo a Cardinali vero Alfa? ma non vi servirà a niente aver trovato il ragazzino: avete vinto solo il primo round…”
“Non lavoro più per nessuno B dovresti saperlo che mi sono messo in proprio e quanto a C dubito fortemente che rivedrà Chico. Carlos non glielo restituirà.”
“Che cazzo dici idiota di un tossico tumefatto? Carlos è roba di C.. fa tutto quel che gli dice il padrone. Come può disubbidirgli?”
Alfa puntò la mini balestra al cranio del mostro.
“Chico è suo figlio”
La freccia fischiò nel buio.
Un grido disumano si mescolò alla nebbia ed agitò i fuochi fatui del cimitero della Villetta mentre un’auto sportiva volava nel cielo attraversando il pallido disco lunare.

Dio

sabato 5 maggio 2007

Intrighi di potere

10 settembre, mattina. Discarica di Viarolo

“Presto Barabba, vieni a vedere: ho trovato un cadavere!”
“Razza di un negro sculato: speriamo abbia un portafoglio bello gonfio. Spostati Abdul e fammi vedere. Oh merda secca…blurp.. mi vien da vomitare. Ma che cazzo è?”
“Questa è opera del male incarnato, Barabba: che Allah ci scampi dal ritrovarci sulla sua via!”
Il corpo ai piedi dei due barboni giaceva ignudo: la pelle del volto asportata in chissà quale modo. Il petto martoriato da gocce di un misterioso liquido nero ed incandescente.

10 settembre, mattina. Centro città

“Il destino è cresciuto e mostrerà presto il suo volto: stai attento e riconoscilo!”
Branca non poteva che ripensare alle enigmatiche parole con cui Alfa si era congedato da lui la notte precedente. Che potevano significare? E come avrebbe fatto il commissario a tener testa a tre terribili nemici come A, B e C? Anche per lui si sarebbe prospettato un futuro di deformità e solitudine? E la polizia? Gli avrebbe dato la caccia pure lei? Sovra pensiero, l’ex-commissario rischiò quasi di farsi mettere sotto da un autobus. Guardando attraverso i finestrini dell’automezzo Branca notò il volto di un ragazzo, sulla quindicina, che gli parve avere un non so che di famigliare. Era molto bello, dai perfetti lineamenti ispanici.

10 settembre, pomeriggio. Palazzo vescovile. Gabinetto del Cardinali

“Sai Victor, sei uno dei miei uomini più valorosi e vorrei affidarti una missione della massima importanza. Quel Carlos poi mi ha seccato: ma quanto ci mette a corrompere il suo ex-fidanzato? Qui ci deve essere lo zampino di qualcuno che ci rema contro. Ma ho altro a cui pensare adesso, Victor. Ascoltami!”
“Si mio signore”
“Devi sapere che in città è da poco arrivato uno che sa troppe cose sul mio conto”
“Sarà eliminato!”
“No, aspetta…lo voglio vivo…vedi…lui si chiama Chico. Era solo un bambino all’epoca ed io..beh all’inizio si trattava di pura morbosità ma poi credo di aver iniziato ad amarlo. Era il mio schiavetto ed io lo rendevo partecipe di tutti i miei segreti! Lui sa praticamente tutto di me…sa anche il mio unico punto debole. Se i miei avversari dovessero mettergli le mani addosso potrebbero avere qualche possibilità in più di sgominarmi ed allora…”
“Ah, ah ah…”
“Che c’è da ridere, Victor! Non ti rendi conto della gravità della situazione?”
“Io si, mio caro. Il fatto è che è lei a non rendersene bene conto”
“Ho capito tutto: tu non sei Victor. Rivelami la tua vera identità, mascalzone”
Un lampo rosso scaturito dalle mani di C inondò la stanza. Il travestimento si sgretolò in un istante. Cardinali fece appena in tempo a vedere il volto di Benedetti, rigurgitante disprezzo nero ed oleoso, dissolversi tra le incorporeità di una nuvola color tenebra.

Superpippo

martedì 1 maggio 2007

Getta la maschera, professor J

9 Settembre. Mattino presto

Fuori dal capannone del quartiere artigianale di Moletolo era parcheggiata una grande macchina verde.
Branca guardò il sole nascente: aveva un sonno tremendo, ma non poteva dormire.
Il professor J era un uomo gigantesco vestito totalmente di lana grezza sudicia, compreso l’ampio mantello. La sua bocca era un campo di battaglia in cui pochi denti erano sopravvissuti, la sua voce roca, i suoi occhi spenti.
Analizzò con cura la puntura all’inguine di Branca.
“Non posso più farci niente: l’ago è in sintonia con il plesso solare, se lo tolgo ti ammazzo. Carlos ti si è ficcato dentro un po’ più del solito”
Rideva.
“Ma posso darti qualcosa per farti dormire tranquillo per un po’”
Il professore estrasse da una tasca una lunga siringa e dieci fiale in un sacchetto.
“Dritta nel cervello e ti garantisci otto ore senza che il messicano ti rintracci ma vacci piano che.. dormire troppo fa male”
Rideva.
“Cos’è la G.D.?”
“Puoi farmi una sola domanda Branca, è la regola. E’ questo che davvero vuoi sapere?”
“Si”
La Giustizia Divina è l’organo di polizia del Santo Padre o, in periodo di elezioni, del membro dominante del Conclave”
“C ?”
“Una sola domanda ispettore. Ora vada, i miei uomini la riporteranno dove l’hanno prelevata”
“Sono venuto da solo” Disse Branca mostrando il biglietto con l’indirizzo
“Alfa!?”
J si alzò urlando mentre gli occhi diventavano verde scuro. La sua bocca cominciò a secernere un liquido nero capace di fondere il pavimento sul quale pioggierellava.
Senza pensarci su Branca inghiottì due pillole turchesi: due croci blu gli apparvero sulle braccia e in pochi secondi riuscì a divincolarsi dal mostro.
Scappando dal capannone fece solo in tempo a vedere una grande macchina grigia.
A casa non poteva tornare così si andò a nascondere nei pressi della Piscina.
Mentre le croci scomparivano e il sonno tornava sentì nuovamente la voce di Angelo.
“E così B è tornato e vuol giocare la partita.. Butta via quelle siringhe Branca, non ne hai bisogno, io solo ti sto concedendo il potere”
Banca prese una fiala e la ruppe nella spada che poi delicatamente infilò nell’orecchio fino a bucare il cervello. Le pupille gli si fecero enormi e color verde scuro. Prese sonno subito.

9 settembre. Notte

Credeva di non aver mai dormito così profondamente.
Un uomo incappucciato gli stava di fronte e in piedi. Lo stava fissando.
“Ti è già venuta la vena” disse indicando una grossa escrescenza verde sul collo dell’ispettore
“Alfa?”
“E chi se no?”
“Perché non mi hai detto che il professor J fosse B? Lavori per lui?”
“Ci lavoravo, ma tu ne avevi bisogno…. benvenuto nel mio difficile mondo”
Si sedette e prese a mischiare tre polverine colorate.
“Vedi: anche io ho il cocktail completo”
Alfa si chinò e sniffò tutto il miscuglio: solo allora Branca gli vide il volto… o quanto ne restava.

Dio