12 Settembre, sera
Branca non aveva mai trascorso una vacanza in montagna. Nemmeno da bambino. Le crociere, i primi amori sul ponte: erano altri i ricordi infantili del commissario. Ma un desiderio di natura morale si era impadronito di lui dall’acquisizione di Angelo, un desiderio appenninico.
A metà strada tra il luogo della reincarnazione e Corniglio si era reso conto di esser entrato in un corpo ancora molto forte seppur ferito mortalmente. Lo squarcio sul petto infatti continuava costantemente a secernere ma non poteva sapere con precisione i tempi di decesso di un’entità sovrannaturale.
Giunse sul luogo della grande frana. Si posò su un macigno che pareva più solido degli altri.
Vi fu un tremendo boato e la pietra su cui era appoggiato nel giro di pochi secondi sprofondò nel terreno per un centinaio di metri trascinandolo con sé.
Il masso cadde al centro di un lago maleodorante dentro una grotta sotterranea.
Un piccolo essere dai capelli rossi e dalla barba intrecciata sbucò fuori dall’oscurità.
“Ti hanno seguito capo” disse con voce stridula.
“Non sono il tuo capo” rispose ansimando Branca.
“E invece commissario, nonostante il mio padrone sia spiritualmente deceduto, rimango legato al corpo angelico che lei sta indossando. Alla mia libertà manca comunque poco”.
“Va bene hai esposto il tuo problema nano di merda; ora dimmi come vuoi aiutarmi e chi cazzo mi sta seguendo ancora”.
“Benedetti sa che sei qui e Caifa non ci metterà molto a capirlo. Debbo farti scendere nel centro della terra almeno fino all’equinozio, certo rischi di crepare in un migliaio di orribili modi ma non v’è alternativa”.
“Come ti chiami razza di mongoloide coi capelli rossi?”
“Io sono Evento ma non ti disturbare a ringraziarmi.”
Il macigno su cui sedeva il commissario sprofondò nuovamente ad altissima velocità nel vuoto.
I suoni inquieti della pancia della terra destavano gli assonnati anziani al bar della Mina mentre la polvere intorno alla frana assumeva un insolito colore verdastro.
Dio