venerdì 18 maggio 2007

La metamorfosi

11 Settembre

Un rebus, una formula magica, segreta. Alfa la teneva serrata tra i denti, come un pastone di tabacco ben masticato da diverse ore ormai: ancora un istante, ancora un respiro prima di restituire un significato a quel rivoltante frullato di budella che un tempo chiamavano Branca. Le sirene ululavano sempre più vicine, affondando gli artigli nella foschia dell’oltretorrente. Cardinali doveva aver spifferato qualcosa gli sbirri. La formula. Era pronta. Ed il pegno? Il capro, l’agnello sacrificale…chiamatelo come cazzo volete ma..dov’era? Alfa poteva dirsi pronto per affrontare quel passo? Ne avrebbe avuto davvero il coraggio? Il suo cuore era così debordante generosità o vi si annidava forse un germe pericoloso quanto le anfetamine di Angelo, tossico come la bava di Benedetti? Esitò ancora…le sirene sempre più vicine. Magari qualcuno avrebbe poi pronunciato la formula per lui…magari proprio colui che gliela aveva insegnata. Forse.
Branca non era morto. Già da tempo non poteva più essere classificato nelle consuete categorie di viventi e non. Alfa si morse le labbra. Che cosa gli restava in quella vita? Non molto…quel volto sfigurato…quelle mani grinzose…quel cappuccio che gli adombrava gli occhi…

Non era sempre stato così. In tempi lontani il suo spirito pulsava nel giovane cuore di una donna. Bella, con la pelle liscia come la seta. Una ragazza speciale, che aveva commesso il solo errore di andare a letto con un folle di nome Benedetti. Prima, soltanto un paio di scopate…lui era ricco, una specie di super scienziato. Poi, un bel giorno, si trovò legata al lettino di un laboratorio. Fu allora che apparve quell’incappucciato, con l’alfa incisa sulla mano. Scaraventò a terra il Benedetti e la strappò via da quell’orribile prigione. Ma lo scienziato doveva aver già dato inizio alle sue oscure manovre, e per la giovane era troppo tardi. Incominciò a rigurgitare veleno verde e spumoso. Poi serrò gli occhi. Quando li riaprì si trovò rinchiusa nell’orribile corpo del giustiziere incappucciato. Ebbe appena il tempo di vedere il suo vecchio involucro di carne tumefatto e di imprimere nella propria mente quella filastrocca ancestrale, che era stata capace di restituirle una nuova e ripugnante sembianza. Da quel momento lei sarebbe stata solo alfa.

Alfa osservò ancora un istante Branca. Le sirene si avvicinavano…aveva poco tempo. Era arrivato il momento di passare il testimone? Il corpo dell’ex commissario ebbe un improvviso sussulto. Dalle sue viscere si alzò uno spettro verdastro.
“Non farlo alfa…vendilo a me…mi serve. Tu non hai il coraggio di trapassare. Presto gli sbirri saranno lì. Ti uccideranno e porteranno la salma a C e lui…”
“Vendertelo? E a che cosa ti servirebbe in questo stato, mio caro B?”
“Sono uno scienziato alfa…lui ha la chiave ed io posso risvegliare il suo spirito!”
“Ma non vedi lo stato del suo corpo? Non ti servirà a nulla, povero pazzo!”
“Ah si? E se ti dicessi qualcosa del tipo: “aneroide”, ti ricorda qualcosa? Sembianze umane al cento per cento. Ho raggiunto la perfezione. Uno per lui…ed uno per te…il tuo premio…il corpo di una giovane e bellissima ragazza. Ti sto dando la possibilità di ricominciare daccapo…certo…magari tu non sei quel giustiziere solitario da cui ti mascheri e qualcuno ti ha già fatto un’offerta migliore. Però sai dove trovarmi. Porta la sua salma a mezzanotte nel mio laboratorio. Stanotte io mi sostituirò a Dio”
Lo spettro si dissolse in una nuvola di fumo. Le volanti avevano ormai circondato quel vecchio stabile nella Parma vecchia.
Alfa strinse forte i denti e scrutò il marchio che aveva inciso sul palmo della mano. Tre ore lo speravano della mezzanotte. In quell’istante, seppe finalmente cosa fare.

Superpippo

Nessun commento: