domenica 13 maggio 2007

La morte di Branca

10 Settembre Sera

Nella Babele linguistica del forno di via Isola, tra il sudore e la farina Branca, finalmente tra amici, cercava la pace del riposo. La tossicodipendenza dalle siringhe verdi si faceva sentire premendo dal sarcoma verde sul collo. Non desiderava altro che fottere e dormire e bere e vivere la vita che rimaneva al proprio fegato. Le condizioni corporali peggioravano a vista d’occhio: le anfetamine di Angelo flettevano i muscoli e incassavano il torace scoprendo numerose vene azzurre sul torso e poi c’era il bubbone e il liquido verde che continuava a sputare e la gamba destra, quella trafitta dall’ago, che doleva come non mai soprattutto da quando si rifiutava di sognare. Il cocktail lo stava uccidendo e come Alfa proprio non ci voleva finire.
Il negro che lavorava al forno delle pizze non puzzava meno di lui. Branca lo guardava come se avesse riconosciuto un nuovo volto del fato.

11 Settembre Primo Mattino

La casa del negro era buia e sudicia, sembrava che la notte albergasse lì i giorni luminosi.
Si erano accordati subito, 200 euro. Era un po’ che Branca non toccava un minorenne, l’ultima gli era quasi costata il posto. Ora poco c’era da perdere.
Nonostante la semioscurità riconobbe subito l’imberbe intravisto sull’autobus.
Un'immediata serie di spasmi sconvolse il corpo dell’ispettore, la tumefazione sul collo assunse l’orrido ghigno di Benedetti: “il ragazzino!”
Branca crollò in ginocchio mentre una manina azzurra dirompeva dal petto facendogli esplodere il cuore.
La voce di Angelo: "Chico!”
Contemporaneamente un goblin verde ed un folletto turchese uscirono dal cadavere di Branca per ghermire il fanciullo quando con un sussulto il corpo senza vita sparò dalla gamba una scheggia che velocissima si conficcò nel collo dell’adolescente terrorizzato.
In un istante i tratti del bellissimo viso del ragazzo si mutarono in quelli di Carlos e il secondo successivo il fanciullo si stava lanciando in strada dalla finestra.
Il goblin ed il folletto fecero per inseguirlo ma due minuscole frecce da balestra uccisero il secondo ed inchiodarono il primo al pavimento.
“Alfa…” la voce di Benedetti giungeva fioca dal corpo del mostriciattolo verde.
“B non sei davvero più quello di una volta, ti sei fatto fregare ancora” Mentre parlava faceva scorrere un cilindro fumante sul cadavere di Branca.
“Che ti frega di quello stronzo mezzasega di sbirro?” rantolò il goblin.
“La sua anima tornerà molto utile”
“Sei tornato a leccare il culo a Cardinali vero Alfa? ma non vi servirà a niente aver trovato il ragazzino: avete vinto solo il primo round…”
“Non lavoro più per nessuno B dovresti saperlo che mi sono messo in proprio e quanto a C dubito fortemente che rivedrà Chico. Carlos non glielo restituirà.”
“Che cazzo dici idiota di un tossico tumefatto? Carlos è roba di C.. fa tutto quel che gli dice il padrone. Come può disubbidirgli?”
Alfa puntò la mini balestra al cranio del mostro.
“Chico è suo figlio”
La freccia fischiò nel buio.
Un grido disumano si mescolò alla nebbia ed agitò i fuochi fatui del cimitero della Villetta mentre un’auto sportiva volava nel cielo attraversando il pallido disco lunare.

Dio

1 commento:

Anonimo ha detto...

Nero Branca, il più grande successo editoriale dai tempi della Bibbia.

Me lo stragodo.

ps: anche io bevo "quello forte" quando ho i miei momenti...