20 Settembre, pomeriggio
Branca spalancò finalmente gli occhi. L’ombra proiettata sul suo volto da una maestosa quercia lo protesse dal primo doloroso impatto con i raggi solari. L’ex commissario si tastò il petto e si accorse che la ferita si era completamente rimarginata. I ricordi degli ultimi giorni si agitavano confusi nella mente dell’ex commissario; quello gnomo schifoso che lo trascinava giù per un vortice di visioni assurde e stupefacenti, di fronte alle quali nessun occhio umano avrebbe potuto resistere. Ma Branca, dall’alto della sua iride superiore, aveva osservato tutto con altera indifferenza.
Adesso stava in piedi sulle rive di un lago. Avvicinò la bocca alla superficie dell’acqua. Il liquido gli bagnò le labbra secche, ormai violacee come quelle di un morto. Fu una vera benedizione. Improvvisamente il lago, da puro e cristallino divenne viscido e verdastro. Branca, istintivamente, ormai sazio d’acqua si allontanò. Iniziò a camminare senza meta, seguendo una stradina di montagna. Nel giardino di una vecchia baita diroccata c’era ancora un gruppetto di nanetti in terracotta. Uno di questi, dalla barba scarlatta, sembrò quasi accennare ad un movimento, indicando con la mano una croce posta in cima ad un’altura. Branca iniziò la scalata. Avrebbe potuto volare, è vero, ma preferì inoltrarsi nelle profondità del bosco, per respirare quei profumi che una vita da bassofondo gli aveva negato. Lungo il sentiero si imbattè in un tagliaboschi, intento a recidere rami con la motosega.
“Buon giorno” lo salutò quest’ultimo “non capita spesso di vedere un giovane così forte e bello da queste parti. Va su in cima? Si? Bene allora prenda il mio giubbotto…lei è poco coperto e là fa un cazzo di freddo..se lo metta mi raccomando. Arrivederci”
Su in cima faceva davvero un freddo becco. Sembrava che il vento soffiasse da tutti i punti cardinali. Il cielo imbruniva. Branca indossò il giubbotto del taglialegna. Sulla croce, di fronte a lui, notò un incisione. Si avvicinò per leggerla:
“A Mattia, deceduto su queste alture ed ora e per sempre spirito delle selve. Tuo amato fratello C.Pianini”
Il sole era ormai calato e un’ombra senza fine ricopriva la pianura. L’ex commissario mise le mani in tasca e vi trovò un pezzo di carta. Lo estrasse, stupito, e lo lesse. Poi, ricacciatolo dentro, si portò sul ciglio del precipizio e spiccò il volo.
Le stelle vibravano morbidamente sulla superficie cristallina del Lago Santo mentre un vento impetuoso spezzava di netto il legno della croce trascinandone le schegge sino a valle. Una cometa scivolò nel cielo, puntando dritta sulla città ducale.
Il destino stava mirabilmente chiudendo il suo cerchio.
Superpippo
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