venerdì 22 giugno 2007

Il battesimo degli Dei

22 settembre

Branca riuscì a malapena ad accorgersi del gran movimento di gente che accorreva al cortile interno del palazzo. Si scrollò a fatica di dosso un ammasso di tenere carni orientali e si rizzò in piedi, barcollando come l’albero di una nave sotto le sferzate del fortunale. L’ex commissario domandò ad alcuni giovani prussiani che cosa fosse accaduto ma questi non furono in grado di rispondergli, essendosi recisi la lingua pochi minuti innanzi. Si imbattè allora in un individuo austero e robusto, vestito di stracci, con il braccio destro infilato in un sacco grezzo e sgualcito.
“Ma dove vanno tutti?” domandò, iniziando a ridere senza motivo.
“Ridi pure per l’ultima volta, povero stolto. Le droghe che hai ingerito ti allevieranno le sofferenze”
Branca ebbe appena il tempo di vedere l’ombra di una motosega circolare calare su di lui come una falce di morte, che il suo fedele servitore, Evento, si era già parato tra lui e Caifa per incassare il colpo. Il corpo del nano dalla barba vermiglia venne letteralmente squarciato in due dal fendente micidiale. Un branco di dobermann inferociti si fiondò sulla prelibata carcassa, impedendo al demonio di attaccare una seconda volta. Branca, riacquistando un minimo di lucidità, fece fondo ai suoi nuovi poteri sovraumani, e con un agile balzo si allontanò da quel nemico sconosciuto. Caifa si teletrasportò in una frazione di secondo alle spalle della preda, ma quest’ultima fu abbastanza rapida da spiegare le ali e prendere il volo, librandosi proprio al centro della stanza. Caifa si staccò allora l’avambraccio motosega dal corpo, scagliandolo con impressionante potenza verso quella specie di angelo. L’arma arrugginita sibilò sopra la testa di Branca, che si vide subito avvolto da una nuvola di piume dondolanti. Incapace di mantenere il volo, precipitò al suolo, finendo proprio nella vasca della fontana. La motosega di Caifa, nel terminare la sua traiettoria ascendente, assunse le sembianze di un mastodontico pterodattilo meccanico, rigurgitante fiamme azzurre, che, sotto l’ordine del padrone, planò a gran velocità verso la fonte.Branca, completamente immerso nell’acqua gelida, capì che la fine era prossima. Il freddo aveva risvegliato del tutto i suoi sensi: avrebbe sofferto davvero, avrebbe gustato tutta l’agonia che poteva procurare il morso di quella bestia alata. Poi, improvvisamente, percepì sul fondo della vasca una corrente calda. Provò come un senso di sollievo e decise di cavalcarla. Allora pronunciò una parola, una formula magica che stringeva nell’anima da sempre e che non era mai stato in grado di decifrare. Un geyser di acqua bollente lo proiettò allora verso l’alto, oltre l’uccello di acciaio: perforò il soffitto ed il tetto del palazzo, superò la luna e schizzò fra le stelle. Poi, su di lui calò il buio. Quando riaprì gli occhi capì di essere approdato alla vera festa, la festa degli Dei.

Superpippo


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