sabato 7 luglio 2007

Le tre creature

22 Settembre

Quella notte Piazzale della Pace brulicava di gente: coppiette, gruppi di liceali, drogati ed extracomunitari. Non appena appresero la notizia che orribili creature seminavano morte tra la Parma bene di via Farini, tre Punkabbestia scoppiarono a ridere, sulle note sbilenche di una chitarra aggiustata col nastro adesivo: risate quantomai fuori luogo. Ben presto al centro del grande prato si spalancò una voragine che fagocitò in un lampo tutti i presenti. Dal grande pozzo nero apparvero, uno dopo l’altro, i più temibili dei demoni: le tre Creature.
Per primo Scilla, una gigantesca trottola dalla punta di diamante. Alta almeno dieci metri, roteando all’impazzata senza una logica precisa, travolgeva ogni cosa presente sul suo cammino.
A seguire si mostrò Cariddi, il monolitico cubo di titanio: sei bocche, una per ogni faccia, da cui sparava, ondeggiando a mezz’aria, palle di cannone in tutte le direzioni.
Infine giunse l’Ecatonchiro, la tremenda bestia centimani, a cavallo del cui capo troneggiava uno scheletro in uniforme del terzo reich. Il cavaliere non morto ordinò alla bestia di avanzare in direzione del vescovado, mentre Scilla già devastava il colonnato del Teatro Regio e le cannonate di Cariddi abbattevano il mastodontico pilone del Ponte De Gasperi.

Nel frattempo, palazzo del Vescovado

L’ascesa al potere di un papa che si rispetti è sempre segnata da un miracolo: Cardinali, per non dimostrarsi da meno rispetto ai suoi predecessori, posando una mano sul petto del torso umano e pronunciando una breve formula arcana, restituì a quest’ultimo le antiche sembianze di giovane e vigoroso ispanico.
“Madre!” esordì Chico, avvolto da una tunica d’oro sfavillante.
Lo stupore assoluto si levò dalla schiera dei diciannove: “Ma allora è una donna!”, “non merita il pontificato”, “ormai è troppo tardi: ahinoi questa è la Legge”.
Mentre il profeta intraprendeva un difficile tentativo di riacquisire stabilmente l’equilibrio e Cardinali ascoltava soddisfatto i commenti dei membri del conclave, Caifa, rigenerato l’avambraccio-motosega, decise di agire. Con incredibile rapidità si accostò alle spalle del pontefice nel tentativo di sfilargli lo scrigno che stringeva fra le dita, ma la sua azione fu presto vanificata da un evento inaspettato. Una palla di cannone, sparata da chissà dove, piombò al centro della stanza: lo scoppio divise i due contendenti, facendo cadere a terra il Cardinali: questi abbandonò la presa sul portaossa, che scivolò sul pavimento fino ai piedi di Branca, il quale, finalmente libero di muoversi, raccolse il cimelio e lo contemplò un istante. Poi alzò gli occhi per inquadrare meglio ciò che stava succedendo.
“Ridammelo!” sentenziò C, risollevatosi da terra “Ora ho il potere! Restituiscimi lo scrigno ed esaudirò un tuo desiderio, uno qualunque…ciò che vorrai!”
“Non farlo!” ruggì Caifa “Donalo a me ed avrai ciò che vuoi!” il demone afferò Chico per il collo “Questo giovane ispanico come schiavo: mi sarà facile imporglielo! So che lo desideri! È uno scambio equo, non ti pare? E se rifiuterai, allora gli taglierò di nuovo gli arti e credo che nemmeno una papessa possa ripetere un miracolo per due volte!”
“Non dargli ascolto” si levò la voce ormai roca del Profeta “Distruggi la reliquia: essa ha soltanto causato morte e distruzione! Quali desideri potresti coronare in un mondo dominato dai demoni?”
L’ex commissario osservò Chico dibattersi nella morsa stritolante di Caifa e trovò la scena piuttosto eccitante. Certo, sarebbe stato anche bello esprimere un desiderio a piacere…
Mentre Branca meditava sul da farsi, il pavimento veniva scosso da rapide scosse regolari, di intensità crescente. A tutti parve che il passo di una gigantesca belva percuotesse la crosta terrestre: un rumore sinistro, simile a quello prodotto da un indigeno che, battendo le mani sulla scabra pelle di un tamburo, intona un tribale inno di battaglia.

Superpippo

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