sabato 1 settembre 2007

Epilogo: il progetto Pablo

7 Settembre 2000, Puerto Lampira

Carlos fumava nervosamente l’ennesima sigaretta, impassibile al sole cocente salito ormai allo zenit. Una mano femminile si posò sulla sua spalla.
“Hai fallito di nuovo, non è vero Carlito?”
“Non ce l’ho fatta Cri…lui me l’ha impedito. Ha usato l’imposizione. Mi ha ordinato di allontanarmi per sempre dalla casa sulla scogliera. Il profeta è venuto al mondo. Suo padre vigilerà sull’infante…”
“Potrei anche crederti. Come potrei pensare che stia un po’ troppo a cuore quella Tortilla per conficcarle una sciabola nel ventre, uccidendo lei con il suo fardello di gioia. Così come ti sta troppo a cuore quel Branca. Ma gli ho fatto avere il benservito!”
“Ma come…sei accecata dal potere Cristina!”
“Farmi la fare la morale da un frocetto, ma tu guarda…ti ho assegnato due pedine da lavorare a dovere e tu ti sei innamorato di entrambe, mentre dovevi solo fingere tali sentimenti. Non sei degno di restare al mio fianco!”
“Non puoi parlarmi così! Come potevo competere con quel demonio di Caifa? E che ti importa se quando vado a letto con Branca godo oppure no? E poi…vogliamo parlare del trattamento che riservi ai nostri figli, per far credere a tutti che sei un uomo?”
“Basta, mi hai seccato, lurido messicano! Caifa non sa nulla…ha scopato con quella donna ubriaco in un’osteria! Tanto più che alcuni dei miei scagnozzi giurano di averlo visto ieri stesso a Portland. Se quel piccolo mostro sta al mondo è solo per colpa tua e della tua fottuta pietà!”
La pistola di C scoppiò un proiettile colmo di sedativo, che andò a conficcarsi dritto nel petto di Carlos. Il messicano si accasciò a terra privo di sensi.
“Ti ci vorrà un lavaggio di cervello, caro. Loro sanno come si fanno certe cose”
C pronunciò una formula arcana ed il terreno desertico ai loro piedi si sgretolò, aprendo l’accesso ad un baratro apparentemente senza fondo. I due precipitarono nell’abisso.

7 settembre, base sotterranea di Cardinali, Honduras

“Colonnello Niwag, grazie per aver ricostruito la mente del mio Carlos. Ha detto allora di non risvegliarlo prima di cinque, sei anni…bene. Quanto a lei, le affido il Pablo, il mio secondogenito, unitamente a questi splendidi esemplari di cuccioli d’uomo che potrete vivisezionare a vostro piacimento. Vi prego di crescere Pablo come uno dei vostri, di infonder in lui la vostra saggezza superiore e di farne un valente generale. Se non riuscissi a stringere, come spero, il mio giogo su questo pianeta, ci penserà lui a guidarne in futuro la conquista. Non posso consegnarvi il suo gemellino Chico…lui contiene preziose informazioni…lo so colonnello. Tra di voi sarebbe cresciuto come un Dio ma che ci volete fare. Io stessa ho potuto beneficiare di un solo anno a contatto dei vostri sapienti e possiedo poteri che i più straordinari esseri umani non potrebbero neppure immaginare. Buon viaggio allora. Certo, faremo esplodere questa base non appena sarete partiti. Poi, quando sarò diventata il membro dominante del conclave, favorirò la costruzione di un dispositivo spaziale all’interno della diocesi…no…non vi preoccupate…la manodopera la fornisco io. Lasciatemi solo un paio dei vostri ingegneri. Li terrò ben nascosti…allora è il momento…certo…dovete disintegrare chissà quali galassie… Pablo, vieni qui un istante!”
Un meraviglioso bambino ispanico accorse all’invito della madre. Questa non lo degnò neppure di uno sguardo, consegnandolo ad un essere incappucciato. La mano viscida e squamosa di quest’ultimo gli brancò la spalla e lo trascinò con forza verso una rampa di lancio.

Quella notte il cielo venne attraversato da una singolare scia luminosa. In molti, nell’America centrale, giurarono di averla vista. Branca, dal ponte di una nave sgangherata che faceva rotta verso Italia, la guardò svanire nelle tenebre attraverso l’unico occhio che riusciva a tenere aperto.
“Che spettacolo magnifico” esclamò un signore piuttosto robusto, malvestito e grondante sudore da tutti i pori.
“Anche lei italiano?” domandò il futuro commissario.
“Per Bacco si. Mi chiamo Pianini. Lavoro in polizia. E lei?”

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Superpippo

La vecchia storia del nuovo mondo

1 Ottobre Nuova Era

È cosa nota che alcuni posti vivano un eterno presente.
Chiunque abbia messo piede al Covaccio nei giorni successivi all’avvento dell’Iscariota non lo avrà trovato così diverso dal solito.
Fuori dal locale le auto parcheggiate sostavano nel medesimo frame di realtà industriale, in posa nel perfetto contraltare di una cartolina.
Il Grande Buio aveva perfino stemperato le più significative differenze cromatiche, poco importava che, nella zona antistante la bettola una cadillac nera passasse silenziosa a mezz’aria, avvolta da una nuvola azzurra guidata da un diavolo rosso che fumava erba idroponica con il cadavere di Vincent Gallo.
La clientela era un po’ cambiata ma erano rimasti gli odori come antenati fisici degli affetti e ogni tre urla demoniache teneva l’accento sulla battuta il suono atavico di un sofficino ghiacciato che impattava sulla piastra.
Tra non-morti ed esseri infernali si incontrava perfino qualche umano, qualche aneroide attaccato alla vita con la moquette sullo stomaco, il coltello fra i denti e una bottiglia di oligominerale.
Ed infine c’erano i tavoli da gioco avviluppati dal fumo, stretti da silenzi assassini, intrecciati da un sottovoce di bestemmie.
Branca aveva chiuso un full, stretto fra le dita scheletriche.
Nel cranio vuoto la breve conversazione con Giuda:
“Non posso fare nulla per te. Sarai costretto a vagare e a sgretolarti anno dopo anno, secolo dopo secolo fino a quando non diverrai polvere e anche allora la tua anima non troverà pace”
Eppure il suo spirito era sereno come un monolite in un giardino di noia quanto al corpo un miracolo lo aveva ricevuto:
“Ti concedo un organo solo, un organo a scelta. Dimmi dove vuoi che restauri una fetta della tua umanità”

Sul retro del Covaccio una puttana dalla lingua biforcuta si protendeva in ginocchio verso uno scheletro intento ad infilarle piccole pepite d’oro nel seno.

Dio

L'arca degli eletti

22 Settembre

Mentre le campane suonavano lugubremente a onorare il ritorno del sommo traditore, Branca lanciò uno sguardo alla piazza ed assistette ad alcuni incredibili avvenimenti. Ancelle spettrali emergevano dal sottosuolo, per pulire l’iscariota dal sangue di cui era cosparso il suo corpo e vestirlo di sfarzosi paramenti cerimoniali. Nel frattempo un gruppo di uomini, scortato dalle forze di polizia, si stava dirigendo verso l’astronave-battistero. Branca vi riconobbe politici, membri della curia, scienziati di grande fama, calciatori e uomini dello spettacolo. Al loro seguito erano schiavi di colore che spingevano gabbie contenenti bellissime donne, cinque per ciascun continente.
“C ha mandato il segnale di evacuazione” sentenziò Alfa “Ma non ti illudere: non gli importa il futuro dell’umanità. Quegli scienziati hanno i suoi geni. Spera che nella nuova società perfetta lo riportino in vita!”
Il manipolo degli eletti varcò il portone di ingresso dell’edificio. Alcuni demoni striscianti provarono a far breccia nel legno massiccio ma la statua di San Giorgio, prontamente animatasi, li fece a fettine con la sua spada leggendaria.
“Ci conviene allontanarci da qui, commissario”
L’Ecatonchiro balzò sulla cima della cupola della Cattedrale, mentre Giuda varcava la soglia del Duomo accompagnato da una schiera di creature deformi apparse da chissà dove.
L’astronave si staccava lentamente dal terreno, in attesa che il motore principale si portasse a pieno regime, per lanciarsi come un bolide tra gli spazi siderali.
Una palla di cannone sibilò nell’aria densa di cenere e perforò da parte a parte l’edificio battesimale, che vacillò un istante. Allora le sue pareti di marmo si sgretolarono come cera, svelando così il nucleo metallico e fantascientifico dell’astronave, fumante e luccicante. Una seconda cannonata, ancor più potente della prima, impattò alla base del veivolo, inclinandone leggermente la posizione. Un terzo proiettile danneggiò i propulsori, affievolendone notevolmente la potenza. Il mezzo spaziale partì allora a velocità ridotta, seguendo una traiettoria obliqua, a quarantacinque gradi. Poi, impattò con il campanile del Duomo, portandosi così in posizione orizzontale. Il colosso dei cieli guadagnava velocità, non riuscendo però a prendere quota. Mentre sorvolava già Via Garibaldi, Scilla, la trottola impazzita, si posizionò sotto di esso e sparò verso l’alto la sua punta di diamante. Questa, in uno scoppio colossale, mandò in frantumi l’astronave e con essa il sogno di Cardinali di rinascere in una società perfetta.
Alfa scoppiò a ridere, mentre l’ex commissario, ormai del tutto indifferente a quegli avvenimenti, pensava a quanto sarebbe stato bello poter gustare ancora un bel piatto di sofficini. Poi, voltandosi verso il suo scheletrico nocchiero, non fece in tempo a vedere che quest’ultimo gli affondava la dita ossute nel petto, spingendosi fino al muscolo cardiaco.
“Mille grazie per aver conservato questo corpo in così buono stato!”
Branca chiuse gli occhi per alcuni minuti e quando li riaprì si ritrovò nel corpo di uno scheletro. Alfa, il nuovo Angelo, lo osservava ghignando. Si trovavano di fronte alla scalinata della cattedrale. L’ecatonchiro era divenuto una gigantesca statua marmorea, che occupava il posto un tempo appartenuto al roseo battistero.
“Io entro per l’incoronazione, commissario. Grazie ancora per questo corpo divino!”
“Che ne sarà di me, maledetto!”
“Entra pure tu. Inginocchiati di fronte all’iscariota. Forse ti concederà udienza. Forse ti rimedierà un nuovo corpo. In fondo con il tuo comportamento ignavo hai fatto il suo gioco!"
Le parole del Cherubino vennero interrotte dal boato impetuoso di una cannonata: Scilla veniva sparata verso il cielo da Cariddi. Quest’ultimo si dissolse, vinto dallo sforzo. Il proiettile demoniaco si andò a schiantare contro il sole rosso del pandemonio, che si spense come una lampadina bruciata. Sulla terra calarono le tenebre.
Presto però un nuovo sole sarebbe sorto ad illuminarla. Un sole freddo e spettrale. Il sole di una nuova era.

Superpippo

Orrore al decollo in Piazza Duomo

22 Settembre

Branca spicco il volo e puntò dritto alla sella dell’ecatonchiro deciso a prendere possesso della poderosa bestia.
La sua traiettoria sfiorò soltanto quella di direzione opposta del drago di acciaio verso il Papa Nero che venne protetto dai restanti membri del conclave: uno scudo umano compatto nel quale affondarono gli artigli della bestia.
L’assalto era stato respinto al prezzo di un’ecatombe di arcivescovi che sanguinanti e morenti avvinghiavano il mostro meccanico impedendogli di spiccare nuovamente il volo.
C gettata la sacra Alabarda scappava per il lungo ed angusto passaggio segreto che dal palazzo del vescovado conduce al Duomo tallonato dal profeta maledetto anch’esso disarmato, privo dell’arto demoniaco ma ancora in possesso del reliquiario.
Il vantaggio del nero padre era comunque considerevole e giunto alla fine del cunicolo si apprestò a tirare una vecchia leva che interpose un muro di marmo spesso sette metri tra se e l’inseguitore.
“..tempo.. giusto il tempo di arrivare al pannello di controllo..”
Giunto all’altare Cardinali pronunciò una breve formula che vi fece apparire sopra una serie di comandi di natura non terrestre. Sudando ed imprecando in Aramaico operò fino a quando un forte fischio giunse da piazza duomo.
“..è pronta..”

Il cavaliere nazista dell’ecatonchiro si voltò verso l’angelo che era giunto in volo al suo fianco.
“Salve Commissario, si accomodi. Dove la porto?”
Lo scheletro mostrò a Branca una mano sulla quale era ancora attaccato un brandello di pelle tatuata.
“Alfa!”

Cardinali spalancò il portone della chiesa. Nessun demone infestava la piazza e non fosse stato per il sole rosso e gli svariati cadaveri difficilmente si sarebbe potuto intuire di essere al centro di un pandemonio.
Una voce corale trafisse come un dardo infuocato il cervello del sinistro pontefice:
“Ci avevi promesso il reliquiario.. avevamo un patto”
I due leoni di marmo a guardia della porta presero vita e in pochi lugubri gesti gli sbranarono le gambe per poi tornare immoti alla loro funzione monumentale. Nonostante l’atroce resa dei conti con gli antichi san Pietro C si muoveva ancora e prese a scendere la scalinata scivolando sul proprio sangue aiutato dallo stesso flusso di plasma torrentizio ed inverosimile.
Il profeta apparve sul portone della chiesa.
“Un ultimo atto d’amore santo padre”
In pochi passi raggiunte l’agonizzante, si inginocchiò al suo fianco ed estrasse dal sacro scrigno un fallo avvizzito benché eretto, perfettamente mummificato e comprensivo di testicoli.
Impugnata la reliquia il giovanissimo profeta benedisse la signora Cardinali prima di inserirla con forza tra le due cosce dilaniate.
“…il Suo corpo….”
Il Papa iniziò a gonfiarsi come un palloncino: la carne si tendeva e si lacerava, i muscoli, i tendini, i nervi saltavano come lacci e ben presto assunse l’aspetto di una sfera di sangue pulsante.
Esplose in un'unica spaventosa emorragia, in una nuvola rossa.

Quando Branca ed Alfa a cavallo dell’ecatonchiro uscirono dal palazzo del vescovado videro seduto sulla gradinata del duomo un uomo barbuto e basso, nudo e completamente sporco di intestini che serenamente sbranava il corpo di un ragazzino. La testa mozzata del profeta poco distante ancora gridava di gioia:
“..il disegno è completo.. il miracolo.. Giuda è tornato!”

Dio

L'oscuro spirito santo

22 Settembre

L’allievo che sopravanza il mastro, il discepolo che accoglie il testimone demoniaco, l’erede delle più arrugginite nefandezze: a tutto questo parve di assistere Branca, mentre le vene sulla fronte del profeta si gonfiavano come grandi bisacce ed i suoi occhi divenivano color cenere, osservando il micidiale arto meccanico di cui poteva da pochi istanti disporre.
La prima delle cento mani dell’ecatonchiro sfondò il portone di ingresso, andandosi a ficcare dritta nel petto di E, uno dei diciannove: un artiglio lungo almeno due metri lo trapassò da parte a parte, come un panetto di burro. I diciotto rimasti arretrarono impauriti, ma Cardinali, animato da forza sovraumana, recise di netto il braccio della bestia, con un tremendo fendente di alabarda. Allora i suoi seguaci riacquisirono coraggio, mentre fiamme nere calavano su di loro, come un oscuro spirito santo: i diciotto si lanciarono tosto all’assalto delle numerose mani che piombavano come saette da innumerevoli direzioni. I più temerari, sfoderando due sciabole infuocate, riuscivano a tener testa ad altrettanti arti del demonio, mentre il Pontefice, facendo roteare l’ascia come un’elica, ergeva un’impenetrabile barriera davanti ai suoi.
Terminato il primo assalto, la bestia ritirò le proprie braccia: diciotto erano già state amputate mentre solo tre membri del conclave, E, P ed S, giacevano a terra privi di vita.
Allora il profeta decise di intervenire. Sparò verso l’alto la motosega che gli era appena comparsa al posto del braccio destro e quest’ultima assunse le fattezze di un maestoso drago di acciaio. Il profeta gli balzò in sella, deciso a planare su Cardinali. Quest’ultimo, assorto in una specie di preghiera propiziatoria, parve non accorgersi dell’attacco che gli veniva sferrato. Il profeta, con i capelli in fiamme, stringeva il portaossa fra le dita della sinistra, divenute lunghe e grinzose. Branca, paralizzato dalla paura, restava immobile ad osservare la scena, quando una fiammella nera calò su di lui. Inizialmente, l’ex commissario non provò nulla, poi, udì dal profondo della sua mente, una voce famigliare. La voce di un ispanico.
“Se tu avessi ceduto subito alle mie lusinghe sarebbe stato tutto più facile. E magari le tue chiappe starebbero anche su una bella poltrona di pelle!”
“Sei un’allucinazione, Carlos. Io non ho fatto niente. E poi se non sbaglio, quel mostro con la motosega è tuo figlio!”
“Questo è quello che credevo anche io: ma la morte mi ha svelato i segreti del passato. Si, perché se quel bambino ha lineamenti ispanici non è certo merito mio, ma di sua madre Tortilla!”
“Ma allora il padre è…”
“Uno espulso dal Conclave, uno capace di ordire un piano di vendetta micidiale. Caifa ha fecondato quella donna prima di me. Ed ora che ha passato il testimone al figlio, l’oscuro il disegno ha avuto compimento. La mia infima posizione nell’aldilà (un sodomita non finisce certo nel settimo cielo!) non mi ha permesso di saperne di più ma credo che il nostro Caifa, e dopo di lui la sua invincibile progenie, siano soltanto burattini governati da un’entità superiore: qualcuno che vuol tornare in scena dopo moltissimi anni.”
“Ma che cosa vuoi che faccia adesso…che imbracci l’arma e che mi batta con coraggio? Il mio corpo è quello di un angelo, ma il mio spirito è quello di un verme, di un ignavo! Dovresti conoscermi bene!"
“Già hai ragione. Chi entra in polizia illudendosi di aver messo la coscienza a posto per tutta la vita non merita la benedizione delle tenebre. Ti stiamo offrendo una grande forza: hai pochi secondi per decidere. Le sciabole appartenute ai defunti membri del conclave non attendono altro che farsi sguainare dalle mani di un angelo.”
La voce svanì nel nulla, all’improvviso, come polvere spazzata via dalla tormenta. L’ecatonchiro era già sopra di loro. Il cavaliere non morto tendeva la destra, come ad aspettare l’offerta di un cimelio prezioso. Settantadue mani artigliate calarono sui membri del conclave. L’oscuro spirito santo gli infuse una forza sovraumana: i loro corpi erano forti, agili e perfetti. Branca venne per un attimo tentato dalla loro bellezza ed energia.
Il drago di acciaio era ormai vicinissimo alla preda.

Superpippo

La scelta giusta

22 Settembre

Caifa decise che non avrebbe perso un ulteriore secondo a lusingare un angelo posseduto: con un movimento secco ed atroce recise la gola di Chico lasciandolo cadere a terra a coprire con il busto il proprio fiotto di sangue. Compiuto il terribile gesto volse verso l’ex-commissario.
Il giovane profeta alla vista dell’orribile fine del fratellastro trovò la forza per amputare del tutto il braccio che ancora subiva l’Imposizione e si gettò nella lotta con una forza inusitata per un bambino privo di un arto. Impattò con Caifa poco prima che questi raggiungesse Branca, ne afferrò la gola e la strappò via come una manciata di fili d’erba. La carotide e decine di altri vasi sporgevano a raggiera dal collo del mezzo demone che si accasciò privo di vita.
C incurante della morte del figlio e del suo ex-socio si era recato a ridosso del portone della grande sala impugnando una antica alabarda tempestata di rubini. Anche i 19, abbandonata ogni polemica, lo avevano seguito sfoderando le sacre spade.
“Presto Branca..” disse il Papa Nero “..il reliquiario!”
“Non lo ascoltare commissario..” il profeta nonostante lo sforzo e la grave emorragia era ancora in piedi.
“L’ Ecatonchiro… è vicinissimo. Non dare a C il reliquiario.. lo offrirebbe ai demoni..”
“Non ascoltarlo!”
“…dallo a me.. debbo distruggerla.. presto…”
Per la prima volta dopo decenni problematiche di natura morale attraversarono come un lampo i torbidi cunicoli del pensiero dell’ex-commissario. Si domandava se all’interno di uno sconvolgimento apocalittico di questa portata sarebbe stato davvero possibile ed opportuno scegliere.
In un lasso di tempo quantificabile in millesimi di secondo scorsero sui nastri della memoria le mille volte nelle quali aveva rifiutato di decidersi e per un istante di cristallo sfiorò la comprensione del disegno: quasi capì perché, tra decine di amici e nemici che si erano schierati, soltanto lui, l’ignavo, fosse incolume al centro dell’evento.
Si rasserenò: per chi, come Branca, ama davvero se stesso essere vivo ed avvolto da quattro idee del cazzo sulla fetta di mondo che si conosce appena è già abbastanza.
Quanto alle scelte non avrebbe mai avuto difficoltà a decidere quando mangiare, chi scopare, cosa assumere, il canale in Tv, quale film con Tomas Milian o quale cassetta degli Audiodue.
Questo sapeva, il resto a culo.
Fu dunque un gesto d’istinto e non certo un atto in nome del Bene quello che lo portò a consegnare il prezioso scrigno nelle mani di un bellissimo bambino mutilato.
“Mi spiace C-ristina, ti avessi conosciuta da giovane..”
“Sei un ritardato. Non hai capito nulla.” Sbottò il Papa digrignando i denti, poi si volse di scatto verso il portone.
“è qui!”
Branca non fu tra i primi del salone a scorgere l’Ecatonchiro, era ancora intento a guardare il profeta che, sogghignando, aveva aperto il reliquiario.
Quando vide sbucare dal moncherino sanguinante del messicano la lama rotante di una motosega l’ex commissario provò un profondo dolore nel cuore, sensazione solitamente lontana da chi ha compiuto la scelta giusta.

Diio