7 Settembre 2000, Puerto Lampira
Carlos fumava nervosamente l’ennesima sigaretta, impassibile al sole cocente salito ormai allo zenit. Una mano femminile si posò sulla sua spalla.
“Hai fallito di nuovo, non è vero Carlito?”
“Non ce l’ho fatta Cri…lui me l’ha impedito. Ha usato l’imposizione. Mi ha ordinato di allontanarmi per sempre dalla casa sulla scogliera. Il profeta è venuto al mondo. Suo padre vigilerà sull’infante…”
“Potrei anche crederti. Come potrei pensare che stia un po’ troppo a cuore quella Tortilla per conficcarle una sciabola nel ventre, uccidendo lei con il suo fardello di gioia. Così come ti sta troppo a cuore quel Branca. Ma gli ho fatto avere il benservito!”
“Ma come…sei accecata dal potere Cristina!”
“Farmi la fare la morale da un frocetto, ma tu guarda…ti ho assegnato due pedine da lavorare a dovere e tu ti sei innamorato di entrambe, mentre dovevi solo fingere tali sentimenti. Non sei degno di restare al mio fianco!”
“Non puoi parlarmi così! Come potevo competere con quel demonio di Caifa? E che ti importa se quando vado a letto con Branca godo oppure no? E poi…vogliamo parlare del trattamento che riservi ai nostri figli, per far credere a tutti che sei un uomo?”
“Basta, mi hai seccato, lurido messicano! Caifa non sa nulla…ha scopato con quella donna ubriaco in un’osteria! Tanto più che alcuni dei miei scagnozzi giurano di averlo visto ieri stesso a Portland. Se quel piccolo mostro sta al mondo è solo per colpa tua e della tua fottuta pietà!”
La pistola di C scoppiò un proiettile colmo di sedativo, che andò a conficcarsi dritto nel petto di Carlos. Il messicano si accasciò a terra privo di sensi.
“Ti ci vorrà un lavaggio di cervello, caro. Loro sanno come si fanno certe cose”
C pronunciò una formula arcana ed il terreno desertico ai loro piedi si sgretolò, aprendo l’accesso ad un baratro apparentemente senza fondo. I due precipitarono nell’abisso.
7 settembre, base sotterranea di Cardinali, Honduras
“Colonnello Niwag, grazie per aver ricostruito la mente del mio Carlos. Ha detto allora di non risvegliarlo prima di cinque, sei anni…bene. Quanto a lei, le affido il Pablo, il mio secondogenito, unitamente a questi splendidi esemplari di cuccioli d’uomo che potrete vivisezionare a vostro piacimento. Vi prego di crescere Pablo come uno dei vostri, di infonder in lui la vostra saggezza superiore e di farne un valente generale. Se non riuscissi a stringere, come spero, il mio giogo su questo pianeta, ci penserà lui a guidarne in futuro la conquista. Non posso consegnarvi il suo gemellino Chico…lui contiene preziose informazioni…lo so colonnello. Tra di voi sarebbe cresciuto come un Dio ma che ci volete fare. Io stessa ho potuto beneficiare di un solo anno a contatto dei vostri sapienti e possiedo poteri che i più straordinari esseri umani non potrebbero neppure immaginare. Buon viaggio allora. Certo, faremo esplodere questa base non appena sarete partiti. Poi, quando sarò diventata il membro dominante del conclave, favorirò la costruzione di un dispositivo spaziale all’interno della diocesi…no…non vi preoccupate…la manodopera la fornisco io. Lasciatemi solo un paio dei vostri ingegneri. Li terrò ben nascosti…allora è il momento…certo…dovete disintegrare chissà quali galassie… Pablo, vieni qui un istante!”
Un meraviglioso bambino ispanico accorse all’invito della madre. Questa non lo degnò neppure di uno sguardo, consegnandolo ad un essere incappucciato. La mano viscida e squamosa di quest’ultimo gli brancò la spalla e lo trascinò con forza verso una rampa di lancio.
Quella notte il cielo venne attraversato da una singolare scia luminosa. In molti, nell’America centrale, giurarono di averla vista. Branca, dal ponte di una nave sgangherata che faceva rotta verso Italia, la guardò svanire nelle tenebre attraverso l’unico occhio che riusciva a tenere aperto.
“Che spettacolo magnifico” esclamò un signore piuttosto robusto, malvestito e grondante sudore da tutti i pori.
“Anche lei italiano?” domandò il futuro commissario.
“Per Bacco si. Mi chiamo Pianini. Lavoro in polizia. E lei?”
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Superpippo
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