venerdì 25 maggio 2007

La signora Cardinali

12 Settembre, mattina

Benedetti aveva assistito all’intera scena: il fallimento di Angelo, l’incarnazione dell’aneroide, il suicidio di Alfa. Tutto attraverso il fumo che saliva dal cadavere in fiamme di Branca, il fumo verdastro capace di captare le immagini e ricostruirle nel catalizzatore. B era davvero un grande scienziato e non aveva paura di nulla, neanche adesso che Branca si ritrovava in un corpo superiore. B pigiò un tasto sulla console del laboratorio. Sullo schermo, davanti a lui, apparve una carta geografica, con un puntino verde e scintillante che si spostava a gran velocità verso le montagne. Quel rilevatore di posizione che aveva piazzato nel corpo di Angelo stava funzionando a meraviglia.

Più tardi, Palazzo del vescovado

Sulla soglia del gabinetto del Cardinali sostava un uomo rozzo e robusto, vestito di stracci, con il volto martoriato dalle ferite, il cranio rasato con una gran cresta gialla cadente su una tempia ed il braccio destro avvolto in un sacco di iuta. La porta rossa si spalancò.
“Fatti avanti, Caifa…ho grandi cose in serbo per te!”
“Veniamo al sodo, C. Qual è la tua offerta?”
“Mi piace il tuo pragmatismo, Caifa…diciamo pure un posto da generale della G.D. Quando sarò eletto tu sarai il mio braccio destro…ma le cose si sono messe male e mi serve il tuo aiuto”
“Certo devi stare nella merda per supplicare uno bandito dal conclave!”
“Ascoltami bene: tra non molto, la notte dell’equinozio, si terrà un gran ballo qui a palazzo. Tu devi fare in modo che le seguenti persone siano invitate ed assicurarti che vengano: Branca, Chico e Carlos. Se ci saranno loro verrà anche B…la sera del ballo tu ti occuperai di lui. A quei tre ci penserò io stesso!”
“Ma Carlos non stava con te? Ma che fine ha fatto? E quel Chico, non l’hai ancora preso? Ti preme davvero, eh?”
“Poche domande! Tu pensa a portarli qui per quella sera. Usa anche l’imposizione, se necessario!”
“Stai proprio nella cacca, C! Se doso male la forze dell’imposizione addio plesso lunare e sai che nessuno è mai preparato a un Pandemonio… si vede che quel Chico sa qualcosa che potrebbe comprometterti sul serio…magari glielo chiedo di persona!”
“Non far cazzate, Caifa. Tu fa solo quello che ti ho detto. Tra qualche anno potresti rimpiangere il posto nella Diocesi che ti sto offrendo: non mandarlo a puttane!”
“Va bene, C…ci sto”
Caifa buttò via il sacco di iuta, mostrando la motosega circolare arrugginita che gli sostituiva l’avambraccio. Poi si allontanò con andatura ciondolante, cantando una canzone così stonata come nemmeno i peggiori ubriaconi oserebbero fare alle quattro di mattina, fuori dall’osteria.
C aveva i nervi a pezzi. Decise di concedersi il lusso di un bagno.
Quando fu immerso nell’acqua gli si chiusero gli occhi.
Sulla sedia a fianco della vasca riposavano una barba finta ed un corpetto stringente. In una borsa, ai piedi dello scranno, una scatola di assorbenti ed un pacchetto di pillole…ormoni maschili.

Superpippo

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